BENI PAESAGGISTICI La gestione del nuovo parco, che si estende su oltre 318 ettari, è affidata all'Ersaf che dialogherà con gli enti locali Tra le specie presenti il falco pellegrino e l'aquila reale. In poche decine gli esemplari di cervo e camoscio Un nuovo polmone verde comasco tutelato dalla Regione sorge sul Ceresio. E valorizza un paesaggio che lo scrittore Antonio Fogazzaro ha consacrato nella letteratura. Lo scorso 14 luglio la Regione ha istituito il nuovo "Piano della Riserva naturale Valsolda", e della relativa "Zona di Protezione Speciale", con un budget complessivo tra 2009 e 2013 di 361.500 euro. La gestione del nuovo parco, che si estende su oltre 318 ettari tra i 700 e 1800 metri di quota, è affidata all'ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste (Ersaf). Il territorio della Riserva naturale, situato a nord del Lago di Lugano, ricade interamente nel comune di Valsolda, con cui il nuovo parco collaborerà per vari aspetti logistici. Un territorio, quello della nuova riserva, prezioso dal punto di vista naturalistico. Potenzialmente ricco di fossili nei suoi vari strati geologici, e di grotte (come la "Tana del lupo" e la ben più importante "Grotta dell'orso o Bus de la Noga»" che si inabissa nella Dolomia del monte per 38 metri e dove nel 1883 furono scoperte le ossa di ben 13 esemplari di Ursus spelaeus, in parte esposte al Museo di Storia Naturale di Milano e al Museo Cantonale di Storia Naturale di Lugano. Anche la flora della Riserva presenta una varietà biologica notevole: sono state rilevate in totale 254 specie, di cui alcune, circa il 18, sottoposte a differenti livelli di tutela. Il patrimonio faunistico è parimenti interessante. L'elenco delle specie residenti include elementi di sicuro rilievo, ritenuti buoni "indicatori" di salute ecologica. Tra i lepidotteri, ci sono due generi di Odonati, Calopteryx e Cordulegaster, che comprendono specie considerate minacciate nella "Check List delle specie della fauna italiana". Ci sono poi anfibi come salamandre e tritoni. Notevole la presenza di volatili come il falco pellegrino, specie considerata «vulnerabile» secondo la Lista Rossa Italiana - Il numero di coppie nidificanti in Lombardia è estremamente esiguo e la specie è da considerarsi «prioritaria» - e l'aquila reale che da diversi anni nidifica nell'area. E poi tassi, volpi, camosci, cervi. In particolare il camoscio in Valsolda è frutto di un rilascio di otto individui effettuato nel 1994, a cui si è aggiunto un ulteriore rilascio di 10 individui sul Monte Grona nel 1996. I capi ora in zona sono circa 30, e 30 sono pure quelli di capriolo, mentre il numero di capi del cervo, che nelle Lepontine raggiunge le densità maggiori rilevate in Lombardia, si attesta su 25-30. Lo stambecco invece è presente nel territorio grazie ad alcuni rilasci effettuati in Val Dosso-Duria alla fine degli anni '80 e inizio degli anni '90, tuttavia, precisa la Regione, «nella Riserva non vi sono le condizioni per permettere la presenza di nuclei stabili». È stato infine avviato uno studio per la reintroduzione della marmotta. Fatta l'area protetta, ora si dovrà farla rispettare secondo criteri di ecosostenibilità: ad esempio, al di fuori dell'attività scientifica e di ricerca autorizzata, non si potranno uccidere animali selvatici né pesci, cogliere funghi, aprire cave o estrarre inerti ed esercitare qualsiasi attività che determini modifiche del suolo, né si potrà prelevare e asportare materiale fossile, minerali, rocce, terriccio di sottobosco e strame, né attuare interventi che modifichino il regime delle acque.