Palazzi e pubblicità. Orsoni ammette che i colori sono forti. «Ma non ci altri problemi» Toscani: chi critica paghi i restauri, sono altri gli orrori VENEZIA - «Chi grida tanto allo scandalo forse è in ferie e non ha niente da fare, chi lavora nel concreto deve invece tener presente tutte le problematiche». Dopo giorni di bufera sulla pubblicità della Coca-Cola a palazzo Ducale, il sindaco Giorgio Orsoni interviene contro le polemiche. «I lavori di restauro sono pagati dagli sponsor - ricorda il primo cittadino - se è pur vero che la pubblicità in questione è un po' impattante è anche vero che stiamo controllando tutte le inserzioni». E quella della multinazionale americana è stata valutata e ha ottenuto il via libera di Comune e Soprintendenza. «Al di là dei colori non suscita altri problemi», continua Orsoni. I lavori di messa in sicurezza di palazzo Ducale sono finanziati dalle pubblicità, un'azienda raccoglie le proposte dei privati ma l'ultima parola sull'affissione spetta a giunta e soprintendenza. Tutto è quindi sotto controllo. «Le verifiche si sono intensificate e di recente ho bocciato uno sponsor perché la pubblicità mi sembrava inadeguata al luogo», spiega il sindaco. Che appunto se accetta e condivide le critiche sui manifesti che rappresentano modelle seminude (come è successo l'anno scorso sulla facciata di San Simeon Piccolo) nel caso della Coca-Cola non fa dietrofront. Ammette che l'immagine è «un po' troppo colorata e magari non è il massimo del buon gusto». Detto ciò, i restauri vanno fatti e i fondi arrivano solo con gli sponsor. Ammesso che il clima di polemiche non faccia cambiare idea a qualcuno, mettendo a rischio i restauri dei monumenti. C'è chi lo teme per Coca-Cola che dopo aver perso il contratto per i distributori di bibite nei pontili a un passo dalla firma dell'accordo un anno e mezzo fa, ora è nel pieno della bufera. «Chi si scaglia contro la Coca-Cola tiri fuori i soldi per i restauri - dice Oliviero Toscani, il fotografo che ha creato la copertura del cielo dei sospiri per palazzo Ducale, sulla quale vengono installati i manifesti pubblicitari - se uno è tanto scandalizzato faccia i lavori di tasca propria». Per il fotografo a Venezia c'è di peggio dei manifesti pubblicitari sui monumenti. «I negozi di mascherine e gondolette finte, ristoranti e birrerie finto austriaco sono vergognosi, almeno la Coca-Cola paga i restauri", dice. Toscani non affronta la questione sotto un profilo estetico ma di necessità. Il pubblico non ce la fa a fare i restauri, va quindi accettato il compresso dello sponsor privato. «I veneziani che tanto si lamentano hanno degradato la città per il proprio guadagno, in paragone Gardaland è più seria - conclude - non cadiamo nelle vuote polemiche e pensiamo a restaurare Venezia». Chi invece ritiene che il ponte dei Sospiri sia stato profanato è l'assessore regionale al bilancio Roberto Ciambetti. «Il Fondo ambiente italiano ha ragione da vendere contro le pubblicità a palazzo Ducale - spiega - c'è un problema economico e più che il Parlamento dovrebbe essere l'Unione europea a dettare regole e agevolazioni per i restauri con una politica comunitaria culturale che esclude dal patto di stabilità i recuperi artistici». I manifestini, per Ciambetti, non devono oscurare i monumenti e in Italia i beni sequestrati alla mafia potrebbero fornire soldi per i beni culturali.