Le riflessioni di Renzi sul David e sull'estensione dell'orario d'apertura dei musei vanno ben oltre la polemica estiva e la pur rilevante questione economica. In realtà, il sindaco affronta due problemi ben più importanti, specialmente per una città come Firenze: cosa è un «bene culturale» e come deve essere gestito; ma soprattutto quale deve essere il rapporto dei cittadini con tale patrimonio. Così Renzi ha aperto di fatto il dibattito che sarà al centro di Florens 2010, prima Biennale sui beni culturali e ambientali, che si terrà a novembre. Delle polemiche di questi giorni ciò che sorprende di più è la netta divisione fra chi è tenuto alla gestione di tali beni concentrato sulla loro tutela e preoccupato per ogni nuova ipotesi di consumo, termine che non a caso detesta e chi, invece, ricorda un fatto ovvio ma spesso trascurato, cioè che musei ed opere sono lì proprio perché se ne fruisca. E' proprio sulla fruizione che occorrerebbe convogliare l'attenzione. Da abbattere, infatti, non vi sono soltanto le barriere temporali e allungare gli orari d'apertura così come da ridefinire non vi è esclusivamente la diversa suddivisione degli introiti economici, per consentire che a godere di parte dei proventi sia chi possa poi ridistribuirli meglio fra i residenti, costretti a sopportare i costi e le angustie di una massiccia e continua presenza turistica. Pensare ad una nuova fruizione del patrimonio culturale vuol dire immaginare nuove modalità di gestione che considerino un diverso rapporto con tali beni culturali, che non si fermi soltanto alla visita più o meno consapevolmente preparata e allo stupore che ne deriva che può tramutarsi in sindrome nei meno attrezzati ma sappia ripensare e adattare le mille forme che ogni processo culturale può e deve suscitare, diventando riflessione e conoscenza anche attraverso perché no la dimensione ludica e la mediazione dell'evento eccentrico. Un processo reso molto più agevole dalle tecnologie applicate all'arte che a Firenze hanno il privilegio di avere studi e sperimentazioni d'avanguardia così come da una più strategica e meno opportunistica attività di marketing territoriale, altra «parolaccia» da sdoganare nel mondo della cultura. Se si andasse in tale direzione probabilmente s'otterrebbe un più forte senso d'appartenenza dei fiorentini nei confronti del patrimonio culturale e ne uscirebbe rafforzata la richiesta d'impegnarsi per una gestione condivisa del decoro e della bellezza, laddove si facesse loro meglio intravedere un impiego più partecipato e coinvolgente degli introiti (non soltanto economici) che il patrimonio culturale può assicurare.