Un muro burocratico chiude i Fori Imperiali. L'area è di competenza comunale, ma il governo l'ha commissariata. Così nessuno ci mette i fondi per l'apertura Un nuovo caso si aggiunge alle questione della spartizione delle competenze tra Stato e Comune nella gestione dei beni culturali di Roma. Nel cuore della Capitale si estende l'area archeologica più grande del mondo all'interno di un centro urbano. Eppure è diviso in due, il Foro Romano, quello più antico, è del Ministero, i Fori Imperiali del Comune. Fino all'anno scorso le due aree erano addirittura separate da un muro. Chiusi quelli Imperiali che sono di proprietà comunale. Non ci sono i fondi Un nuovo caso, a dir poco bizzarro, si aggiunge alle questione della spartizione delle competenze tra Stato e Comune nella gestione dei beni culturali di Roma. Nel cuore della Capitale si estende 1'area archeologica più grande del mondo all'interno di un centro urbano (un primato della Culla Eterna che non si sottolinea mai) un sito unico e coerente, che racconta senza interruzioni 1'evoluzione di Roma dalle origini al secondo secolo dopo Cristo. Eppure è diviso in due, il Foro Romano, quello più antico, è del Ministero, i Fori Imperiali del Comune. Fino all'anno scorso le due aree erano addirittura separate da un muro, che è stato abbattuto di recente. Oggi però è ancora in piedi il muro burocratico e a farne le spese, come al solito, sono i turisti e i cittadini costretti a vivere a metà 1'esperienza dell'antico cuore di Roma. I Fori Imperiali sarebbero «lasciati al degrado», a quanto riferisce il sottosegretario a Beni Culturali Francesco Giro. In effetti, mentre il Foro Romano è aperto e incassa milioni di euro perchè fa parte di un percorso unico con il Colosseo e il Palatino, i Fori Imperiali sono chiusi. Maestosi templi, giganteschi portici e statue: gli antichi imperatori commissionarono monumenti di dimensioni ciclopiche per impressionare i visitatori, anche all'epoca soprattutto stranieri, che si trovavano a passeggiare tra nuove piazze, biblioteche e aree sacre. Oggi invece bisogna accontentarsi di ammirare i resti dalle terrazze di Via dei Fori Imperiali, con una prospettiva che non restituisce la grandiosità del complesso. Malgrado gli enormi investimenti degli ultimi vent'anni per terminare gli scavi e sistemare 1'area, il Foro di Cesare, quello di Traiano, di Augusto e di Nerva sono ancora inaccessibili «L'area è ancora un cantiere», spiegano dalla Sovrintendenza comunale, «stiamo aspettando le indicazioni del Commissario straordinario Roberto Cecchi sui tempi e i modi in cui potremo mettere in sicurezza gli scavi e, soprattutto, organizzare la sorveglianza, che è il problema più oneroso». Insomma, è un problema soprattutto di soldi, che oggi non sono più nella disponibilità della Sovrintendenza comunale, ma nelle mani del commissario nominato dal Governo nel 2009 per risolvere 1'emergenza di questa zona problematica. Nell'ultimo anno Comune e Ministero hanno messo sul tavolo di Cecchi gli interventi necessari nell'area archeologica: la priorità è stata data all'apertura delle Arcate Severiane sul Palatino e al diserbo di ampie zone soffocate dalla vegetazione, ma non sono ancora stati annunciati i tempi dell'apertura dei Fori Imperiali, l'intervento in assoluto più imponente e significativo. Eppure il 21 aprile scorso è stata organizzata dal Comune una visita pubblica in notturna dei Fori Imperiali, illuminati in modo straordinario e in passato l'Estate Romana ha offerto spettacoli teatrali nel Foro di Cesare. Segno che l'agibilità concreta della zona è possibile, «ma non sono stati ancora stanziati i fondi per una apertura al pubblico ordinaria», avverte il Comune, che è responsabile dell'area, ma non ha gli strumenti per gestirla direttamente. Prova che del «degrado» non può essere accusata soltanto l'amministrazione cittadina. Il commento La gestione condivisa parta dalla ripartizione degli incassi turistici La gestione dei beni culturali capitolini entra di diritto tra i nodi caldi che dovrà affrontare e sciogliere il nuovo statuto di Roma Capitale. Sul punto funzionari e politici sembrano già d'accordo: tutela al Ministero, valorizzazione al Comune. Ma la distinzione è una questione di lana caprina, che non risolve il problema di base. Se la responsabilità sui monumenti è condivisa, perché non possono esserlo anche gli incassi? La gestione della biglietteria di Colosseo, Foro Romano e Palatino, l'area archeologica di maggior richiamo, oggi è appannaggio soltanto della Soprintendenza di Stato. Il Comune, che dovrebbe organizzare eventi, mostre, e, soprattutto, gestire l'accoglienza dei visitatori e controllare le aree limitrofe ai monumenti, rimane a bocca asciutta. Peggio, le aree che ricadono sotto la sua responsabilità, come i Fori Imperiali, restano chiuse. In questi periodi di crisi economica delle amministrazioni, è ovvio che un momento di cambiamento istituzionale, come l'imminente Roma Capitale, scateni il dibattito e alimenti l'interesse sulle questioni pi critiche. L'obiettivo è quello di trovare una soluzione solida e duratura per i nostri martoriati beni culturali, molti dei quali sono in attesa di un intervento da decenni. La Domus Aurea ancora chiusa, il Parco di Colle Oppio, la Basilica Neopitagorica (solo per citarne alcuni), su cui sono stati già spesi molti soldi, ma che il pubblico non può ancora visitare.