È sempre malinconico il finire di qualsiasi evento, lo è ancora di più se l'evento ha suscitato emozioni, ha avuto successo, è stato qualche cosa di speciale, difficilmente ripetibile. È stato così anche per la partenza, il 18 agosto, del San Giovannino del Caravaggio che dopo un mese trascorso a Porto Ercole, ha lasciato la chiesa di S.Erasmo ed è tornato a farsi ammirare alla Galleria Borghese di Roma. Una sola cifra basta a raccontare il successo della permanenza dell'opera caravaggesca nell'antica chiesa portercolese: 42.573 visitatori. È stato il sindaco Arturo Cerulli a dare questa cifra con Francesca Temperini che ha curato il coordinamento scientifico e Valeria Merlini alla quale spetta l'ideazione e il progetto della mostra "Caravaggio, chiuder la vita". L'iniziativa si inquadra nelle manifestazioni organizzate per il quattrocentesimo anniversario della morte del grande pittore avvenuta proprio "sulle spiagge" di Porto Ercole. Il sindaco ha sottolineato come l'esposizione del quadro dipinto da Michelangelo Merisi ha avuto una importanza rilevantissima sotto il profilo artistico, un'importanza forse anche sottovalutata. Un'opera di così alto valore culturale infatti non è stata mai ospitata nel sud della Maremma. Per questo Cerulli ha ringraziato l'Eni che ha sponsorizzato l'operazione. Una operazione anche abbastanza costosa: il San Giovannino era assicurato per 40 milioni di euro. Inoltre il trasporto da Roma a Porto Ercole è stato organizzato da un'impresa specializzata in questo genere di trasferimenti, la migliore sul piano mondiale. Il quadro ha viaggiato in condizioni del tutto particolari. Speciale l'involucro, speciale gli strumenti per mantenere a temperatura, pressione, umidità costanti il dipinto. Continua la sorveglianza presso l'opera d'arte. All'andata e al ritorno la medesima è stata scortata dai carabinieri adibiti al settore artistico del ministero dei beni culturali.