La sovrintendente non autorizza l'esposizione di due tele di Samorì Una decisione che puzza di censura. Il San Giovannino di Caravaggio è già tornato a Roma, tra le mura della Galleria Borghese. Ma la mostra sul Merisi, visitata da oltre quarantamila persone che si sono arrampicate fino alla chiesetta di Sant'Erasmo, non poteva concludersi senza lasciare qualche scia polemica. Il protagonista infatti, era lui. Il Caravaggio, quel pittore maledetto che stava per ottenere la grazia. Una grazia che non gli fu concessa. La feluca che stava trasportando i suoi quadri, il San Giovannino, insieme alla Maddalena in estasi e al San Giovanni disteso, destinati ad impietosire il Papa, ripartì. Caravaggio fu arrestato, cercò poi di recuperare i quadri, ma di quelle tre tele, soltanto una è sopravvissuta alla storia. Il San Giovannino appunto. Impossibile pensare di passare attraverso una mostra, ma soprattutto attraverso i quattrocento anni di Caravaggio, senza che qualcosa succedesse. Ed eccolo lì, puntuale, l'appuntamento con la polemica. Tutto è cominciato quando è stato deciso l'allestimento della mostra alla chiesa di Sant'Erasmo. La Sovrintendenza aveva dato l'ok, attraverso il Ministero ai beni culturali, al prestito della grande tela esposta alla Galleria Borghese. Un prestito eccezionale. La mostra prevedeva anche altre due tele, commissionate al pittore Nicola Samorì, 33 anni, giovane promessa dell'arte contemporanea. A lui l'onore di reinterpretare i due quadri che andarono persi quattrocento anni fa. Quella Maddalena penitente e quel San Giovanni disteso che non sono mai stati ritrovati, ma che sono stati riprodotti in almeno 12 versioni differenti. L'artista ha preso la tela e i colori. Ed ha lavorato. Ma poi si è sentito dire che quelle due tele mai sarebbero state esposte a Porto Ercole. Perché pochi giorni prima dell'apertura della mostra tanto attesa a Porto Ercole, la sovrintendente Rossella Vodret ha posto il suo veto. Guai a mettere due tele di un artista contemporaneo accanto a quella di Caravaggio. Un sacrilegio? Forse, vista la decisione della Sovtrintendenza, che ha spiegato come non sia solita autorizzare prestiti di questo tipo a mostre che prevedano anche l'esposizione di opere contemporanee. La decisione romana comunque, ha lasciato di stucco Samorì. «Le mie tele non erano certo una riproduzione di quelli che sono i disegni di Caravaggio - spiega - ma dovevano soltanto servire a colmare un vuoto iconografico». Le curatrici della mostra ci avevano pensato bene. Le due tele sarebbero state in una sala diversa da quella occupata dal San Giovannino. E sarebbero servite a ricreare quel percorso iconografico che non c'è più. Perché, appunto, mancano gli originali. E non ci sarebbe stato nemmeno uno scopo commerciale, o di lancio (che non sarebbe nemmeno del tutto da disprezzare), nei confronti del lavoro di Samorì. Alla fine della mostra, le due tele sarebbero state battute e all'asta e i soldi devoluti all'Archivio di stato di Roma per il restauro dei documenti del Merisi. Tutti contenti. Tranne la sovrintendente. Che di vedere quelle due tele accanto a Caravaggio non ne ha voluto sapere. Peccato.
TOSCANA - PORTO ERCOLE. Merisi e il sacrilegio contemporaneo
La Sovrintendente Rossella Vodret ha deciso di non autorizzare l'esposizione di due tele di Samorì, un artista contemporaneo, accanto a una tela di Caravaggio, il San Giovannino, nella mostra che si stava svolgendo a Porto Ercole. La decisione è stata motivata dal fatto che la Sovrintendenza non autorizza prestiti di opere contemporanee in mostre che prevedono anche l'esposizione di opere del passato. La mostra era stata organizzata per ricreare il percorso iconografico di Caravaggio, che manca a causa della perdita di due tele. Le due tele di Samorì erano state commissionate per colmare quel vuoto e sarebbero state esposte in una sala diversa.
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