BIlanci allosso, il bando del Comune: "Adotta larte" In cambio i privati avrebbero spazi dedicati, targhe e serate riservate Il Pd: "Tagli a senso unico, ecco le conseguenze" Per acquistare e donare i quadri del futuro museo del Novecento cè addirittura un "catalogo" con tele fino a 250mila euro Appello a banche, grandi aziende, marchi di lusso e moda. Finazzer: "Obiettivo 2 milioni" Per il museo del Novecento che si inaugurerà a novembre cè un "catalogo" tra cui scegliere. Con tanto di prezzi: dai 50mila euro per acquistare - e donare - quattro «opere ambientali del gruppo T» ai 200mila euro di «Delocazione» di Claudio Parmigiani (unopera ambientale di ombre e impronte) fino ai 250mila euro per la serie darte povera di Luciano Fabro. Pezzi che il Comune vorrebbe inserire lì, nei nuovi spazi dellArengario, lungo il percorso che metterà in mostra la storia più recente dellarte italiana. E che sono in attesa di un mecenate. Come quelli che arrivano dallAmerica, dallAsia e dallAfrica: oggi fanno parte delle collezioni del Castello e, prima di traslocare in un altro futuro museo, quello delle Culture dellex Ansaldo, avranno bisogno di un restauro. Ed è proprio per cercare finanziamenti privati che, già da ora, il Comune lancia un bando: «Adotta unopera darte». In tempi di bilanci ridotti allosso, Palazzo Marino cerca sponsor per la cultura. Sempre di più. Per tutto: mostre, rassegne, lavori di restauro di monumenti, brochure. Fino alle opere. Come spiega lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, «al MoMa di New York ci sono collezioni che portano il nome dei privati. Anche noi dovremo premiare chi dona con targhe e spazi dedicati: a dicembre organizzerò una giornata di ringraziamento ai mecenati. Milano è generosa, ma bisogna gratificare chi dona». Una caccia aperta che, presto, si allargherà anche ai teatri. «A settembre - spiega Finazzer - convocherò i 22 teatri convenzionati. In ognuno non solo potrebbe sorgere un "corner", ma potremmo pensare anche a quello che, allestero, viene definito "sponsor time": un minuto allinizio e alla fine delle rappresentazioni dedicato ai finanziatori». E, sempre guardando agli Stati Uniti, unaltra proposta: «A New York una quota delle tasse locali viene utilizzata per la cultura - dice lassessore - anche in Italia dovremo seguire questa forma di federalismo fiscale. È necessario anche defiscalizzare, ad esempio abbassando lIva per chi dona opere». Infine unidea legata al 2015: «In Italia esiste una legge che destina il 2 per cento dei fondi per le opere pubbliche alla cultura. Perché non applicarla a tutti i finanziamenti di Expo?» si chiede Finazzer. Tutto, insomma, per facilitare le donazioni. La coperta, a Palazzo Marino, è sempre più corta. E la cultura - come altri settori dellamministrazione - deve fare i conti con budget risicati. Tanto che il Comune, adesso, è passato alla ricerca strategica di fondi esterni. Lassessorato si è dotato persino di un nuovo settore, "Promozione e cooperazione culturale", che ha solo un compito: trovare soldi per far risparmiare le casse pubbliche. Per il 2010 lobiettivo è di recuperare 2 milioni di euro. «E siamo molto fiduciosi - dice lassessore - perché siamo già arrivati a un milione». I benefattori: banche, grandi aziende, marchi del lusso e della moda. La visibilità è assicurata su cataloghi, manifesti e con serate riservate agli ospiti degli sponsor. Il bando pubblicato dal Comune è ricchissimo. Si va dalle poche migliaia di euro (seimila per stampare 50mila pieghevoli promozionali dei musei civici) fino agli investimenti corposi come quelli per le opere del museo del Novecento e la ricerca dello sponsor per gli eventi di apertura. E poi le mostre, le rassegne musicali, "Panoramica" (la rassegna milanese dei film di Venezia e Locarno), la poesia alla Palazzina Liberty, il "Natale nei Musei". E anche i lavori sono "in adozione". È già successo al Castello con la Fondazione Cariplo o alla chiesa di San Maurizio con la Bpm. Adesso il Comune ci prova con lampliamento (500mila euro) del museo Archeologico, o la conservazione e valorizzazione (altri 500mila) dellarea della Chiesa Rossa. Critico il Pd, con il capogruppo Pierfrancesco Majorino: «Questa amministrazione ha scelto di non investire nella cultura come bene pubblico. Lassessore fa quello che può con risorse insufficienti, perché i tagli finiscono sempre lì».