Il comitato No tubo ricorre alla commissione europea. Provincia di Perugia, Comune di Gubbio, associazioni e cittadini contro il metanodotto. La denuncia: "Nel progetto manca l'impatto di valutazione ambientale". Patrizia Antolini "Nell'autorizzazione a costruire manca il procedimento di impatto ambientale dell'impianto." Ma la Snam tranquillizza. La piccola guerra è diventata una grande guerra. La Provincia di Pesaro Urbino, la Provincia di Perugia, il Comune di Gubbio, la Comunità Montana del Catria e del Nerone, il Comitato umbro-marchigiano "No Tubo", i comitati cittadini per l'ambiente di Sulmona, il comitato civico "Norcia per l'Ambiente", il Gruppo d'intervento giuridico onlus, l'associazione La Lupus in Fabula onlus, la Federazione nazionale Pro Natura, il Wwf Italia, Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, l'Arci caccia della Provincia di Perugia hanno inoltrato un ricorso alla Commissione europea affinché "valuti la rispondenza alle normative comunitarie in materia di valutazione ambientale strategica e di valutazione di impatto ambientale del gasdotto denominato 'Rete Adriaticà, progettato dalla Snam Rete Gas s.p.a. (avente come partner per la distribuzione la Società British Gas)." Già Rete Adriatica. Perché inizialmente il tracciato costeggiava il mare Adriatico prima di scoprire "insuperabili criticità" sotto l'aspetto tecnico. "La Snam rete Gas dicono i contrari al progetto sta portando avanti un progetto di grandissimo impatto ambientale in territori di grande fragilità, geologica, sismica, ambientale paesaggistica e di conseguenza sociale ed economica. Si vuole far passare, con un impatto inimmaginabile, un gasdotto di dimensioni colossali sui crinali dell'Appennino centro settentrionale, il gasdotto ipotizzato con un unico tracciato dal sud (Massafra, a Taranto) fino all'Italia settentrionale (Minerbio, a Bologna), in forza anche di dichiarazioni di pubblica utilità, alcune delle quali scadute e relative ad ogni singolo tratto." Ebbene, secondo comitati ed enti "l'autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio dell'opera deve essere assoggettata a preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica (Vas) qualora sia presa in considerazione quale piano o programma e ad un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (Via), qualora sia considerata quale opera unitaria." Questo, dicono, non è avvenuto. "Sono stati effettuati procedimenti parziali di V.I.A. su alcuni tratti, senza alcun collegamenti fra le diverse procedure, in palese violazione della normativa comunitaria, secondo quanto interpretato dalla giurisprudenza della Corte europea di Giustizia e dai Giudici amministrativi nazionali." Il tracciato interessa, direttamente o indirettamente, numerose aree naturali protette: in Umbria il fiume Topino, i boschi del bacino di Gubbio e i boschi di Pietralunga. Ma passa e taglia anche aree a rischio sismico e idrogeologico: pensiamo al sisma del 26 settembre, che ha colpito Umbria e Marche (zone sismiche di livello 1 e 2). Le due regioni avrebbero inoltre un impatto anche sul piano socio-economico "per i danni sia diretti che di immagine ad un sistema turistico già ben sviluppato e impostato sulla ricettività diffusa e sul settore agro alimentare di eccellenza, per la presenza di produzioni tipiche e per il fatto che le aree individuate dal tracciato sono importanti aree tartufigene (tartufo bianco pregiato) dell'Umbria e delle Marche." Insomma secondo il fronte del no sarebbero tanti i motivi per spostare il tracciato del metanodotto. E in questa nuova fase della battaglia hanno coinvolto anche i Ministeri dell'ambiente, dei beni e attività culturali, dello sviluppo economico, dei trasporti e i Presidenti delle Regioni interessate dal tracciato (Puglia, Campania, Basilicata, Molise, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna). Snam e la risposta non si è fatta attendere. "L'opera dice un portavoce di Snam è stata concepita per garantire in futuro la continuità del servizio alle utenze civili e industriali e sarà realizzata solo dopo aver ottenuto le autorizzazioni richieste dalla normativa. L'attenzione di Snam alla salvaguardia dei luoghi è ampiamente riconosciuta dalle agenzie internazionali che valutano la sostenibilità delle aziende. Forniremo le più ampie garanzie alle comunità interessate dall'opera"
UMBRIA - Il comitato No tubo ricorre alla commissione europea
Il Comitato No Tubo ha ricorso alla Commissione europea contro il progetto di costruzione del metanodotto Rete Adriaticà, progettato dalla Snam Rete Gas. I comitati e enti coinvolti sostengono che il progetto non ha subito un procedimento di valutazione ambientale strategica e di valutazione di impatto ambientale vincolante, come richiesto dalla normativa comunitaria. Il tracciato del metanodotto interesserebbe aree naturali protette, aree a rischio sismico e idrogeologico, e avrebbe un impatto socio-economico significativo.
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