Il sottosegretario ai Beni Culturali boccia l'ente unico di gestione del patrimonio artistico «Dietro le questioni di principio ci sono sempre questioni di soldi». Cita Oscar Wilde il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro. E quando si parla di tutela del patrimonio di proprietà dello Stato che si trova nel territorio di Roma non vuole sentire ragioni: «L'articolo 9 della Costituzione prevede che sia lo Stato ad occuparsene». Punto e basta. La querelle sulla gestione dei Beni culturali e in particolare le proposte avanzate nei giorni scorsi da parte del sovrintentende Umberto Broccoli, del presidente della commissione capitolina alla Cultura, Federico Mollicone, vengono rispedite da Giro al mittente. «Sono tutte proposte che vengono dal Comune, non dal governo e il governo è l'unico titolare a scrivere il decreto legislativo». Poi spiega: «Un anno fa è stata approvato una legge delega sul federalismo che attribuisce al governo il potere di predisporre dei decreti legislativi, leggi vere e proprie che non passano per il Parlamento. Tra questi decreti c'è quello su Roma Capitale . Il testo è stato portato in Consiglio comunale, ma l'Aula può fare soltanto delle proposte, spetta al governo decidere». Nel decreto legislativo su Roma Capitale ci sarà un articolo dedicato ai Beni Culturali. Cosa dice? «La valorizzazione viene condivisa con il Comune di Roma sentito sempre il parere del Ministero. Per quanto riguarda la tutela rimane prerogativa esclusiva dello Stato, cioè del Ministero dei Beni culturali, che la esercita attraverso le soprintendenze statali». Quindi per quanto riguarda la valorizzazione del patrimonio statale che sta a Roma si può delegare il Campidoglio? «Sì, ma ripeto: l'ultima parola spetta comunque al ministero. Questo perché valorizzazione significa eventi, manifestazioni, mostre. Tulle iniziative, promosse dal Comune, che vengono per realizzate da società, associazioni, cooperative. In questa forzatura del Campidoglio io ci vedo un tentativo di entrare nella gestione dei beni culturali. Bisogna essere molto seri. Io non posso affidare alla maggioranza di turno del Comune di Roma la possibilità di fare quel che vuole dei beni culturali. E a questo proposito le cito Oscar Wilde: Dietro le questioni di principio ci sono sempre questioni di soldi». E per questo che il ministero vuole l'ultima parola? «La sovrintendenza ha il dovere di esercitare la tutela e se dovesse considerare quella manifestazione a rischio per il sito archeologico, il monumento o il museo, dice no. Le faccio l'esempio delle bighe al Circo Massimo o le strutture in legno che Cutrufo vorrebbe mettere al Colosseo per farlo rivivere . Ci è arrivato il progetto e lo abbiamo bocciato. Noi dobbiamo preservare un bene che è di tutti, un bene straordinario e fragilissimo». C'è la possibilità di un tavolo di confronto? «Siamo disponibili ad un tavolo di confronto sui decreti legislativi su Roma Capitale e quindi anche sui beni Culturali. Anche il ministro Bondi è di questo parere. Ma la tutela rimane in capo a noi e per quanto riguarda la valorizzazione siamo comunque comunque noi a dare l'ultimo parere. Faccio notare inoltre che il Campidoglio ha la gestione dei Fori Imperiali, i sepolcri degli Scipioni, le Mura Aureliane, gli Acquedotti. Un patrimonio enorme che spesso viene lasciato al degrado. Vuole anche il patrimonio dello Stato»? Cosa ne pensa della possibilità di aumentare il prezzo del biglietto dei monumenti statali così da dare un contributo al Comune di Roma? «Per fare questo serve una legge dello Stato. Una legge sulla contabilità molto precisa che viene gestita dal ministero del Tesoro. Il governo ci sta lavorando. A questo proposito voglio fare una precisazione». Prego. «I soldi che vengono incassati dall'Area archeologica di Roma (il Colosseo, il Foro Romano, il Palatino, Domus Area), e dal Polo Museale (Palazzo Venezia, Palazzo Barberini, Galleria Borghese) appartengono a due sovrintendenze speciali che hanno una contabilità loro». In altre parole sono loro a gestire quanto incassano? «Esattamente. Non vengono restituiti al Ministero, vengono spesi direttamente dalle sovrintendenze». Per fare cosa? «Servono per la tutela. Al Colosseo sono aperti cinque cantieri di consolidamento in attesa del restauro generale, abbiamo cantieri alla Domus Tiberiana, al Palatino, al tempio di Romolo e Faustina, al tempio di Venere e Roma. Ci sono i lavori da fare alla Domus Aurea. Sono lavori importanti e costosi che vengono pagati con i biglietti del Colosseo».