Balle estive in salsa federalista Rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale in vendita a un euro, porzioni di Dolomiti che costano quanto un bilocale a Milano. Ma anche parrocchie, spiagge, cabine elettriche, terreni, università: tutto a prezzi stracciati. Miracoli del federalismo demaniale? No, solo bufale estive. Perché non ci sarà nessuna svendita. I beni dovranno essere trasferiti dal centro alla periferia esclusivamente a titolo gratuito per essere valorizzati a vantaggio della collettività. Inoltre le cifre circolate in questi giorni non rappresentano il valore di mercato dei beni, ma solo il loro valore di inventario. Rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale in vendita a un euro, porzioni di Dolomiti (tra cui il celebre monte Cristallo di Cortina d'Ampezzo) che costano come un bilocale a Milano o un'automobile di media cilindrata. Ma anche parrocchie, spiagge, fari, ferrovie, ex caserme, cabine elettriche, finanche università, tutto a prezzi stracciati. Miracoli del federalismo che sembra aver trasformato improvvisamente il demanio in un supermercato, squarciando il velo di Maya che per anni ha nascosto valore e consistenza di un patrimonio costituito da 17 mila immobili e terreni, spesso poco o nulla utilizzati. In realtà le cose non stanno così. Perché smaltita la sbornia federalista e letto con attenzione il decreto legislativo (dlgs n. 85 del 28 maggio 2010) sul trasferimento dei beni demaniali a comuni, province, città metropolitane e regioni, ci si accorge che non ci sarà nessuna svendita. Il motivo è semplice: i beni, dice il decreto, dovranno essere trasferiti dal centro alla periferia esclusivamente a titolo gratuito per essere valorizzati al massimo a vantaggio della collettività. Di vendita si potrà parlare solo in un secondo momento, una volta portato a termine il processo di valorizzazione dei cespiti. Ma a quel punto le cifre saranno ben distanti da quelle, eclatanti nella loro esiguità, circolate sui giornali in questi mesi. Cifre del tutto indicative in quanto rappresentano non il valore di mercato dei beni, ma solo il loro valore inventariale. Lo stato, dunque, non metterà in vendita nessun gioiello di famiglia per un piatto di lenticchie, ma trasferirà agli enti locali che ne faranno richiesta i beni patrimoniali disponibili. Cioè quelli che possono essere trasferiti in quanto non appartengono al demanio storico-artistico e non sono attualmente in uso da parte di altre pubbliche amministrazioni. La procedura. Per effettuare questa scelta, che non si annuncia facile proprio in virtù delle responsabilità "sociali» connesse al trasferimento, sindaci, presidenti di provincia e governatori regionali avranno tempo fino a febbraio 2011. Entro fine anno l'Agenzia del demanio dovrà infatti completare l'elenco degli immobili trasferibili e a quel punto gli enti territoriali avranno ulteriori sessanta giorni di tempo per decidere. I beni non richiesti confluiranno in un patrimonio vincolato affidato all'Agenzia del demanio che provvederà a rifarne il look e ad alienarli d'intesa con le regioni e gli enti locali eventualmente interessati. Trascorsi 36 mesi, i beni che nessuno vuole (per i quali cioè non siano stati stipulati protocolli d'intesa con gli enti) torneranno nella piena disponibilità dello stato. La tabella di marcia. Il Demanio già da fine giugno ha iniziato a pubblicare sul proprio sito internet (www. agenziademanio.it) un elenco parziale dei beni trasferibili che si aggiorna ogni 15 giorni e che, assicurano all'Agenzia diretta da Maurizio Prato, sarà un work in progress fino alla fatidica scadenza di fine anno (180 giorni dall'entrata in vigore del federalismo demaniale). Un appuntamento importante per saperne di più sulla reale consistenza del patrimonio demaniale sarà il 23 settembre. Data entro cui dovrà concludersi il monitoraggio dei beni attualmente in uso da parte delle pubbliche amministrazioni e per questo non trasferibili agli enti locali. A questo scopo, sul proprio portale web, l'Agenzia del demanio ha messo a disposizione delle p.a un sistema, denominato "U.Gov» (acronimo di usi governativi) per elaborare e comunicare all'Agenzia stessa gli elenchi dei beni di proprietà statale di cui le amministrazioni richiederanno l'esclusione dal trasferimento a comuni, province, città metropolitane e regioni. Tutti gli altri cespiti di cui le p.a. non hanno rivendicato l'uso confluiranno nell'elenco dei beni trasferibili. I beni culturali. Un discorso a parte meritano le opere d'arte e i monumenti. Non potranno essere trasferite quelle tipologie di beni ritenute inalienabili dal Codice dei beni culturali (art. 54 del dlgs 422004) in quanto appartenenti al cosiddetto demanio culturale: immobili e aree di interesse archeologico, monumenti nazionali, raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche, archivi, opere d'arte di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquant'anni dall'esecuzione. Ma gli altri? Sarà il ministero guidato da Sandro Bondi, con un regolamento che verrà completato a settembre, a stilare l'elenco degli edifici storici e delle opere d'arte che potranno essere ceduti. E anche in questo caso la scelta si annuncia delicata soprattutto dopo la polemica estiva tra il ministro e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi sulla proprietà del David di Michelangelo. In realtà, anche su questo fronte l'Agenzia del demanio una prima scrematura l'ha già fatta, mettendo nero su bianco la prima fetta di storia patria che, da Roma, potrà tornare ai comuni. Alessandria potrà riavere (se eserciterà l'opzione) dopo quasi 300 anni la Cittadella, una fortezza candidata ad entrare nel patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco. Al comune di Vigevano potrà tornare la proprietà del castello Visconteo del 1345, opera del Bramante, mentre Bergamo riavrà la disponibilità di Palazzo Lupi, in Città Alta.