Nella stessa zona "riemersi" anche lantico ponte di San Teodoro e il molo di San Lazzaro Le "mura nuove", secentesche, della città di Genova e due antichi moli riaffiorano in un cantiere della metropolitana. In via Buozzi, proprio sotto la Sopraelevata, la Soprintendenza archeologica ha compiuto scavi preventivi in un cantiere di Ansaldo Trasporti, dove lazienda sta ingrandendo un deposito destinato al materiale rotabile della metro. «I manufatti sono salvi, verranno sotterrati e non saranno coinvolti nel cantiere, che si ferma ad una quota più alta», spiega Piera Melli, funzionario della Soprintendenza archeologica della Liguria, che ha diretto le indagini. Un tratto delle "mura nuove" del Seicento, lantico ponte di San Teodoro quattrocentesco e il molo di San Lazzaro, cinquecentesco: emerge la Storia di Genova proprio sotto la Sopraelevata, in via Buozzi. E si svelano tracce dellantichissima chiesa di San Teodoro, di cui si hanno notizie dal X secolo d. C. Il cantiere di Ansaldo Trasporti, che sta realizzando un ampliamento del deposito di materiale rotabile per la metropolitana, ha schiuso agli archeologi della Soprintendenza della Liguria tracce di realtà che i documenti e la cartografia storica indicavano con precisione, ma che non si erano mai ancora potute indagare. Dieci metri di mura, nel punto in cui formano un angolo con un andamento inclinato, per seguire lasperità degli scogli: ecco il tesoro di via Buozzi, fatto di conci di pietra di Promontorio. «Si tratta delle "mura nuove" il cui progetto risale al 1626, questo tratto venne realizzato intorno al 1630 - spiega Piera Melli, funzionaria della Soprintendenza archeologica della Liguria, che ha diretto le indagini - il perimetro correva da Capo Faro, ovvero la Lanterna, al capo orientale di Carignano, lungo i crinali delle alture che circondano la città, con vertice al Peralto». Il materiale usato è il più locale possibile, quella pietra di Promontorio di cui sono fatti gli scogli del promontorio della Lanterna. Fondamentali, spiega Melli, sono state le verifiche preventive di rischio: «Abbiamo scavato solo quanto era utile e non abbiamo mai intralciato i lavori del cantiere: siamo andati a colpo sicuro, là dove le fonti parlavano di manufatti, li abbiamo trovati». Il ponte di San Teodoro, citato per la prima volta in un documento del Quattrocento, era inizialmente una banchina di legno, poi costruito in pietra, «compare ancora in cartoline dellOttocento», indica Melli. Il molo di San Lazzaro risale al Cinquecento: «Era uno scalo per costruzioni navali - dice larcheologa - venne distrutto da una tempesta allinizio del Seicento, fu ricostruito e utilizzato per lo sbarco del sale». La chiesa di San Teodoro invece venne costruita in riva al mare e i primi documenti che la citano, risalgono al X secolo. «Probabilmente la struttura vera e propria era più a monte, ciò che abbiamo trovato sono solo edificazioni marginali», spiega Melli. Adesso gli archeologi stanno ricoprendo il ponte San Lazzaro, il molo San Teodoro e le mura, studiate, torneranno sotto terra: «Rimarranno sotto la quota coinvolta dal cantiere - dice - la verifica ha offerto elementi determinanti per effettuare modifiche al progetto, riusciremo a salvaguardare la maggior parte delle preesistenze nel sottosuolo».