Da Croppi a Cutrufo: più poteri per gestire il monumento. Scontro con i Beni culturali. E da domani lanfiteatro apre di notte Il federalismo alla romana comincia dal Colosseo. E dalla richiesta del Campidoglio di partecipare alla gestione - anche finanziaria - di un monumento che ogni anno, solo in biglietti dingresso, vale 35 milioni di euro. «Il tema va posto», segnala lassessore Umberto Croppi, e il vicesindaco Cutrufo propone di reinvestire parte degli introiti sul patrimonio archeologico della città. Ma è scontro col ministero dei Beni culturali. Per il sottosegretario Giro, «chi governa la città non può usarla come una scenografia per fare cassa. Valorizzazione e tutela sono due facce della stessa medaglia». Intanto da domani lanfiteatro Flavio fa gli straordinari: con le Terme di Caracalla, sarà aperto in notturna ogni sabato fino ad ottobre. Chi governa la capitale non può pensare di utilizzarla come scenografia per grandi eventi con cui far cassa Il tema va posto: Roma "paga" il peso di milioni di visitatori che usano i suoi servizi senza ricavarne benefici diretti In accordo col Mibac parte delle entrate potrebbe essere trattenuta per i beni artistici della città La prima richiesta è un aumento del biglietto di 1 o 2 euro da versare alle casse capitoline Se il David è dei fiorentini, il Colosseo è dei romani. Non la proprietà: di rivendicarla nessuno ha il coraggio. Ma quella degli incassi è unaltra storia. Non ha paura a dirlo, col consueto garbo, lassessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi. I modi sono da vedere, spiega, ma «il problema va posto». Perché «il Colosseo è uno dei simboli del Paese, che contribuisce a fare di Roma la porta del turismo nazionale. E la città sostiene il peso di milioni di visitatori senza ricavarne benefici diretti». Partecipare alla gestione dellanfiteatro Flavio? «Dal 2008 ne discutiamo col ministero dei Beni culturali». E se parlare di "proprietà" «è prematuro», non lo è «ipotizzare una gestione partecipata, anche sul piano finanziario e di marketing, per far rientrare il Comune degli oneri». La grande occasione? È il varo, in autunno, dei decreti legislativi su Roma capitale. Che definiranno fra laltro il ruolo della città nella valorizzazione del suo patrimonio artistico. E anche del Colosseo, che con oltre 4 milioni di visitatori vale da solo 35 milioni allanno. Ecco perché la politica cittadina si muove compatta: anche il Pd ha aperto sul tema dopo che Mollicone, presidente della commissione Cultura, aveva avanzato là la richiesta del 30 degli introiti. Il primo passo del "federalismo alla romana" è strappare una quota sul prezzo dei biglietti. Lidea ha salvato Alemanno, nelle ore calde della battaglia sul bilancio, dalle ire degli albergatori sul piede di guerra per la tassa di soggiorno. E sul punto, il Mibac sembra disponibile a varare un provvedimento ad hoc. «un aumento di un euro o due non sarebbe uno scandalo - assicura il vicesindaco con delega al Turismo Mauro Cutrufo - : la Tour Eiffel costa 15 euro, il Big Eye 15 sterline». E 7 milioni in più allanno, per il Campidoglio, non sarebbero pochi. Ma il vero obiettivo è la "gestione partecipata". «Solo per la valorizzazione - promette Cutrufo - La tutela spetta allo Stato: la Costituzione è chiara». Come esempio virtuoso di cosa significhi "valorizzazione" per un brand stimato di recente in 91 miliardi, cita gli sponsor per il maxi restauro. E spiega che «serve una concertazione sulla gestione dei beni culturali romani. In questottica, perché non trattenere parte dei fondi da reinvestire su quegli stessi beni? Il ministero non potrà che essere daccordo». «Niente affatto», ribatte il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. Intanto perché «la Soprintendenza ai beni archeologici di Roma è già economicamente autonoma. Cosa facciamo coi soldi? Li usiamo già per valorizzare il patrimonio». Va respinta dunque la proposta del Campidoglio di partecipare alla gestione delle entrate? «Prima dovremmo sederci e concordare le priorità. Come spende oggi il Comune? Estate romana, Carnevale romano, Natale romano... Noi che criticavamo Veltroni». Ecco il punto, per il sottosegretario: «Chi amministra Roma, di qualsiasi colore, tende a usare le sue bellezze per fare cassa. Non sono un signornò, ma bisogna capire che tutela e valorizzazione sono due facce della stessa medaglia. Non si può trasformare la città in una scenografia per grandi eventi. I tour operator non ci chiedono musica e stand di prodotti tipici. Ma di pedonalizzare, cacciare i camion bar, smontare quel suq allamatriciana». La battaglia è aperta. Chi avrà lultima parola? «Concordare è bene - avverte Giro - ma i decreti li scrive il governo». Anche perché, conclude, «il Colosseo è un patrimonio mondiale, non nazionale né romano. E a chi sostiene che per la città sia solo un peso ricordo che crea un indotto da 1,5 miliardi».
Sfida sul business Colosseo Il Comune: incassi alla città
Il Comune di Roma propone di partecipare alla gestione del Colosseo, che ogni anno vale 35 milioni di euro. Il vicesindaco Cutrufo propone di reinvestire parte degli introiti sul patrimonio archeologico della città. Il ministero dei Beni culturali si oppone, sostenendo che la città non può utilizzare il Colosseo come una scenografia per fare cassa. Il tema è quello della valorizzazione e tutela del patrimonio culturale. Il Comune di Roma sostiene che il Colosseo è uno dei simboli del Paese e contribuisce a far di Roma la porta del turismo nazionale. Il ministero dei Beni culturali sostiene che la tutela spetta allo Stato e che la valorizzazione è un compito dell'ente pubblico.
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