Era prevedibile che la fine dellera Bassolino trascinasse la politica culturale cittadina e campana verso una fase di ricostituzione di nuovi equilibri. I risultati non si sono fatti attendere. "Estate a Napoli 2010", il cui bando già era stato lanciato in abbondante ritardo, ha dovuto attendere i fondi regionali giunti in pratica fuori tempo massimo; è stata presa per i capelli con una seduta "last minute" che sembrava più che altro un fuori scena del film "Salvate il soldato Ryan". Chi lamenta in queste ore un cartellone rabberciato e raccogliticcio guarda il lato vuoto del bicchiere. Viene da chiedersi dove abitassero lo scorso anno, e due anni fa, e tre anni fa, coloro che protestano in queste ore contro la mancanza di programmazione. E soprattutto i cittadini si chiedono dove fosse e dove sia la classe imprenditoriale turistico-culturale: quella che ha taciuto mentre la politica pensava solo alle elezioni, quella che non ha saputo o voluto rischiare senza lombrello dei finanziamenti, di azzardare una sola iniziativa privata (salvo qualche rara eccezione). Chi "scopre" che il programma di "Estate a Napoli" non è costruito per attirare turisti, non è organico, non ha appeal e idee vincenti, fa supporre sia vissuto altrove negli ultimi dieci anni. Mai come in questa occasione la mission della rassegna, un enorme contenitore generalista e tuttaltro che strategico, è quella di far compagnia a chi resta in città e a chi sventuratamente vi sia capitato. In quale altra città turistica infatti può capitare di trovarsi con tanti disservizi nel campo dei trasporti, della ristorazione, della vivibilità? Gli altri due argomenti di dibattito sono la Piedigrotta e il Forum delle culture. Rispetto allantica festa riesumata qualche anno fa è piacevole riscontrare unattenzione e un amore inediti fino a oggi. Chi scrive ha molto dubitato sullopportunità di ridar vita a carri e manifestazioni. Tanta passione a posteriori lascia sconcertati. Il tempo della programmazione di Piedigrotta 2010 è scaduto mesi fa. Non ci risulta che qualcuno abbia parlato in quella occasione, quando cioè si sarebbe potuto chiedere ai signori del Palazzo di fare qualcosa. Se è tardi per molte cose, il tempo del Forum delle culture è tuttaltro che tramontato. Ma anche su questo argomento assistiamo a balletti di polemiche, guerre di posizione, scontri intorno alle poltrone di comando. Il bel contenitore è ancora vuoto. E rischia di restarlo a lungo se continuerà a mancare un indirizzo chiaro, se la politica non imparerà ad agire in nome della collettività e di un bene superiore che non siano favori, cariche, luoghi di predominio. La caccia al colpevole di queste ore somiglia tanto a un tiro al bersaglio sulla Croce rossa. È il momento di fare altro. Cè da ricostruire un circuito regionale dello spettacolo che abbia un senso turistico e possa vivere non solo di finanziamenti, ma soprattutto di sponsorizzazioni private e di risposta dei cittadini e dei visitatori. Cè da dividere le operazioni commerciali, di cassetta, da quelle che rappresentano momenti culturali e di recupero del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. È questo il momento di programmare il 2011, di lavorare sul tempo che verrà per non ripetere fino alla noia sempre la stessa canzone.