Una città lasciata a metà dell'opera. Costellata da cantieri senza fine, opere pluri-inaugurate e mai aperte al pubblico, lavori varati e mai conclusi. Non solo il teatro comunale e il cineteatro Verga, incompiute per antonomasia della città. Nella zona nord, e precisamente a Santa Panagia, circa 20 anni fa venne realizzato il viale alberato che tuttora esiste e che, nelle intenzioni dell'allora amministrazione, sarebbe dovuto essere affiancato da un posteggio ad hoc, vista la presenza del Tribunale, e dotato di un sottopassaggio utile ai pedoni ad attraversare la strada senza pericoli. Il posteggio, in via Mazzanti, rimane uno scheletro di cemento nel degrado più assoluto e il sottopassaggio dopo qualche anno di utilizzo da parte di barboni e cagnolini, è stato murato. «Una vergogna - commenta Ettore Di Giovanni, consigliere comunale "storico" di Siracusa, oggi esponente di Sinistra e libertà -. Il parcheggio di via Mazzanti è costato sinora 2 milioni di euro, è stato quasi completato ma mai aperto. Una vicenda che registra il solito rimpallo di responsabilità tra la soprintendenza, vista la presenza di resti archeologici che hanno bloccato i lavori pubblici, e il Comune che dovrebbe completare l'opera per la quale ha acceso un mutuo. Una storia infinita e un'opera inutile: il Tribunale ha un suo ampio posteggio, e il sottopassaggio non è mai stato usato né se ne sente l'esigenza. Retaggi di scelte infelici che testimoniano l'indolenza delle più recenti amministrazioni». L'avvocato Di Giovanni prosegue la sua triste elencazione. «Non mi soffermo sul teatro comunale - dice - che è stato inaugurato durante gli anni del sindaco Bufardeci almeno due volte ma che ancora necessita di un mutuo da 4 milioni per opere non bene precisate, certo non conclusive. Credo che Dionigi, per fare le mura di Epipoli, impiegò meno tempo che i nostri amministratori per restaurare il Massimo». L'altra incompiuta di Ortigia è il liceo classico intitolato a Tommaso Gargallo. Un edificio storico, un pezzo di storia della città e dei siracusani, anch'esso protagonista di rimpalli di responsabilità e chiuso ormai da anni. Il suo restauro è toccato al Comune in quanto l'edificio appartiene all'Amministrazione che è intervenuta con i fondi della ricostruzione post-sisma. Il completamento dell'opera spetta però alla Provincia, in quanto le scuole secondarie sono di competenza dell'ente provinciale che non ha ancora ultimato i lavori. «E non si capisce perché - prosegue l'avvocato Di Giovanni -. Tra l'altro, l'abbandono di questi anni ha fatto sì che i lavori sinora realizzati fossero rovinati dalla mancata manutenzione. Dunque ora ci vuole il restauro del restauro? Uno spreco di soldi e tempo. E nel frattempo la scuola si trova in locali in affitto per i quali si pagano canoni esosi». Ancora, un altro intervento avviato in pompa magna, con le solite fotografie e passerelle politiche di rito, è la nuova pavimentazione di corso Umberto. «La riqualificazione che ha reso la strada una trazzera di campagna rifatta a nuovo ma peggio di prima - aggiunge Di Giovanni -. Basta guardare via Francesco Crispi: aspettiamo ancora la ripavimentazione promessa mentre la strada è impercorribile tra basole divelte e avvallamenti vari che causano problemi e incidenti ad automobilisti e centauri». In attesa di definizione anche i lavori per la barriera arborea il cui unico intervento finora realizzato è stato l'inizio della piantumazione di alcune varietà di alberi e arbusti lungo la fascia costiera di Targia. Costo dell'operazione: oltre 800 mila euro finanziati dal ministero dell'Ambiente. «Aspettiamo l'esito delle indagini della magistratura su questo caso - dice con ironica amarezza Ettore Di Giovanni - e aggiungiamo incompiute ad incompiute. A questo punto, sarà un caso ma anche il Vermexio insiste su un tempio Ionico mai finito». L'auspicio è che il verbo al futuro che connota le dichiarazioni dei nostri amministratori possa diventare presente. Con senso compiuto. 20082010