BONDI azzera le celebrazioni per Massimo Mila, lo storico della musica torinese nato cento anni fa. Stessa sorte toccata a Tobino, Abba, Pannunzio. Per loro neanche un soldo nel 2010 malgrado il ministro, nel marzo scorso, avesse già fissato l' entità dei finanziamenti da attribuire ai comitati nazionali costituitisi per rendere omaggio a questi italiani insigni. «Documento peraltro approvato dalla Camera. Dopodiché, con un atto di imperio senza precedenti, il governo l' ha ritirato prima che potesse giungere in Senato, dichiarando poi che nessuno dei 16 comitati nazionali previsti per quest' anno, eccetto quello per il bicentenario della nascita di Cavour, sarebbe stato finanziato», spiega Andrea Marcucci (Pd) della Commissione cultura del Senato.E Paola Gibbin, la responsabile del settore musica della Biblioteca Nazionale di Firenze, non se ne dà pace. Da due anni lavora alla costituzione del comitato nazionale per Mila: 515 mila euro richiesti al ministero, che a marzo ne aveva garantiti 90, per organizzare a Firenze un convegno internazionale e una mostra, avviare la digitalizzarne delle migliaia di articoli giornalistici, offrire borse di studio a due giovani ricercatori. Fiamma Nicolodi avrebbe dovuto presiederlo; e già vi aveva aderito chi, come Mila e accanto a lui, ha vissuto in prima persona la storia battagliera del Novecento musicale: la compianta Suso Cecchi D' Amico, Nuria Schoenberg Nono, Rosetta Acerbi Petrassi, Annalibera Dallapiccola, Roman Vlad, Talia Pecker Berio, Luciano Alberti, Quirino Principe. Ma vi avrebbero partecipato pure Gabinetto Vieusseux e Fondazione Cini, Einaudi, Maggio, S. Cecilia. E il Cai, stante l' amore di Mila per l' alpinismo. Tuttavia, del mancato sovvenzionamento, nessuna comunicazione scritta è mai giunta a Gibbin. Solo informazioni telefoniche. Ma perché proprio Firenze ha voluto farsi promotrice di questo omaggio all' autore della popolarissima Breve storia della musica, al traduttore del Siddharta di Hesse, al partigiano che per un quinquennio dimorò nelle galere fasciste, all' intellettuale braccio destro di Giulio Einaudi per decenni firma di punta di «Espresso» e «Stampa»? E' che la Nazionale ne conserva l' intera biblioteca, 14 mila volumi in gran parte postillati (comprese partiture, riviste) più 2750 lp: gliel' ha affidata nel 2000 il ministero dopo averla acquistata dalla famiglia per 500 milioni di vecchie lire. «Sono gratissima a Firenze per quanto ha fatto finora», dice la vedova dello studioso, Anna Giubertoni. «Tanto più che dal 1988, anno della morte, la natia Torino si è completamente scordata di lui, libero pensatore non irreggimentabile in nessuna congrega. Ho lottato invano per poter creare una fondazionea suo nome, e la sola cosa che ora il Comune mi sa offrire, ipocritamente, è la dedica di un concerto nella rassegna MiTo».