ROMA Gli editori di libri andranno avanti da soli per la loro strada: la rottura con il governo e in particolare con il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani è stato il risultato più evidente e clamoroso della due giorni romana voluta dall'Associazione italiana editori e chiamata «Stati generali dell'editoria». Alla conclusione dei lavori, il presidente dell'Aie, Federico Motta (che aveva aperto la manifestazione all'insegna dell'ottimismo, sperando che dall'incontro nascesse la volontà politica di varare finalmente la tanto invocata legge-quadro sul libro), ha risposto punto su punto all'intervento a braccio che il ministro Urbani aveva tenuto martedì sera. «Si rimane sgomenti nell'ascellare un ministro del Governo italiano ha detto Motta che sembra non possedere le elementari categorie che pongono tra le priorità della politica, accanto al salvataggio delle aziende pubbliche in crisi, la scelta delle indispensabili priorità di investimento strategico». Gli editori erano giunti all'appuntamento romano allestendo un «Libro bianco» dell'editoria che fotografa in maniera nitida, dati alla mano, lo stato dell'arte del settore. Sulla scorta di questi numeri che dicono della tragica situazione per quanto riguarda gli indici di lettura dell'Italia (tra i peggiori d'Europa), ma anche di un mercato fragile ma non in crisi gli editori, ha tenuto a specificare Motta, «non hanno chiesto al Governo e al Parlamento né privilegi, né elargizioni di risorse, né protezioni. Ci siamo limitati a chiedere condizioni entro le quali operare. Per questo siamo molto delusi dal ministro che non ha assunto alcun serio impegno». Il Governo e la Presidenza del consiglio (assente nei due giorni) «non ritengono di intervenire per allargare la platea dei lettori ha chiuso tranquillizzati dallo stato di buona salute delle case editrici. Il fatto che sappiamo fare gli imprenditori sembra essere una colpa». Eppure di allargamento del mercato della lettura si è parlato ampiamente anche ieri. Nell'ultima tavola rotonda dedicata alle possibili sinergie tra i diversi media (libri, tv, giornali, radio) gli editori, le cui tesi sono state esposte dal vice-presidente Ferruccio de Bortoli, hanno fatto alcune proposte di interazione tra i media ma hanno anche rinnovato la richiesta di maggiore attenzione per la salvaguardia del diritto d'autore. L'amministratore delegato del gruppo II Sole 24 Ore, Giuseppe Gerbone, ha sottolineato come l'editoria del settore del libro abbia «una struttura diversa, basata sui contenuti, che è un modello di business a sé»; mentre Mauro Grippa, consigliere di amministrazione Media-set ha annunciato un programma su Retequattro dedicato ai libri (da gennaio) intitolato «L'ultima razzia». L'interazione libri-tv è stata al centro dell'intervento del ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, che ha proposto un approfondimento dedicato ai libri in ogni edizione dei tg (trovando consensi tra i direttori) e ha sottolineato le opportunità per la cultura aperte dai nuovi canali del digitale terrestre. Ha chiuso i lavori il presidente del Senato Marcello Pera. «Credo che il governo, e anche i ministri, potrebbero fare parecchio ha affermato Pera . È importante agire sul lato dell'offerta, con misure fiscali, incentivi e prioritariamente con una più rigida e severa tutela della proprietà delle opere intellettuali, cioè del diritto d'autore. Ma è ancora più importante agire su] Iato della domanda, stimolando la curiosità e il bisogno di conoscenza e di lettura». Esattamente quanto chiedevano gli editori al governo.
Gli editori bocciano Urbani
Gli editori italiani hanno tenuto una manifestazione a Roma, chiamata Stati generali dell'editoria, per discutere della situazione del settore e chiedere interventi dal governo. Il presidente dell'Aie, Federico Motta, ha risposto a un'intervento del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, affermando che gli editori non chiedono elargizioni di risorse, ma condizioni per operare. Il governo non ha assunto alcun impegno per allargare la platea dei lettori e non ha deciso di intervenire per la salvaguardia del diritto d'autore. Gli editori hanno chiesto invece di stimolare la curiosità e il bisogno di conoscenza e di lettura.
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