Dài, le battute sono facili e anche divertenti. Come quello che dice: adesso il ponte dei Sospiri, grazie alla Coca Cola, diventerà il Ponte dei ruttini. Comprensibile anche la delusione del turista americano che arriva a Venezia bramando di immortalare la moglie in sandali davanti alle meraviglie cittadine e rimane di sale quando si accorge che non potrà riportare a casa l'agognata cartolina. A parte il fatto che anche farsi ritrarre davanti al Cielo dei Sospiri ideato da Oliviero Toscani potrebbe avere un suo fascino (il vacanziero avrà un ulteriore aneddoto con cui stordire gli amici dopo cena durante la classica proiezione delle foto ricordo digitali), c'è un particolare non trascurabile. Ovvero che lo spottone contribuisce al restauro del monumento. Non succede soltanto a Venezia: abbiamo visto cartelloni pubblicitari sul Duomo di Milano, davanti alla Pinacoteca di Brera e altrove. Altro che indignazione. Le pubblicità andrebbero benedette, perché favoriscono l'intervento dei privati a salvaguardia delle nostre bellezze. Se dovessimo aspettare ogni volta l'entrata in gioco dello Stato e delle finanze pubbliche, staremmo freschi. Anche perché le amministrazioni comunali spesso preferiscono sperperare denaro per finanziare i progetti roboanti (e forieri di passaggi sui giornali e in televisione) delle archistar, trascurando la conservazione del patrimonio. Se la Coca Cola si offrisse di restaurare il Colosseo, restituendolo al meritato splendore, non avremmo dubbi: potrebbero anche avvolgerlo completamente in teloni bianchi e rossi, oppure riempirlo fino all'orlo della gustosa bevanda e poi varare le navi per i combattimenti. Ci mandino pure i leoni a nuotare, chi se ne importa Basta che paghino e, a prezzo di qualche mese di sofferenza, finanzino un' opera importante. Del resto, nemmeno la vista dei ponteggi a coprire le facciate è splendida. Eppure, dopo un po', ci si fa il callo. Qualcuno avanza l'idea maliziosa: la grande azienda farà in modo di rallentare i lavori onde godere di un po' di visibilità. Può darsi. Ma i ponteggi pagati dalle tasche dei cittadini sono forse più lesti a sparire? Non ci sembra. Per amore di verità, bisogna anche aggiungere che è proprio il marchio dell'azienda americana a fare scandalo. Da tempo a Venezia ci sono cartelloni simili. Ma la Coca Cola è uno dei simboli della globalizzazione tanto osteggiata dai movimenti . Dunque è facile criticarla con la scusa del capitalismo feroce che schiaccia l'arte. Medesimo trattamento fu riservato al supermanager dei musei Mario Resca. Veniva dalla guida di McDonald's e Bondi lo scelse per portare un po' di cultura manageriale ai Beni Culturali. I dati dimostrano che è stato un successo. Dunque sorbiamoci un po' di Coca Cola. E se al posto del sospiro scappa un ruttino, amen.