Poveri beni culturali, mai pace per loro. Una delle più sospirate mete dei turisti di tutto il mondo, il ponte dei Sospiri a Venezia, è occultato da un cartellone pubblicitario della Coca Cola. Premesso che non sono animata da sentimenti antiamericani; premesso che a me, astemia, la Coca Cola piace moltissimo, anzi è la mia bevanda preferita, il fatto lascia perplessi. E' vero che il monumento è in restauro e che comunque la sua visibilità sarebbe in questo momento compromessa. E altresì vero che la pubblicità contribuisce economicamente al restauro. E' ovvio che la proposta sia risultata allettante ed è anche comprensibile che l'obiettivo di restaurare il monumento sia sembrato più rilevante del suo momentaneo travestimento. Il fatto è che questa abitudine di mascherare palazzi e sculture con le creative trovate della pubblicità restituisce veramente l'impressione di un Paese in vendita, anzi, in svendita. Alcuni anni fa una parte della facciata dello storico edificio di Brera (dove insegno) fu ricoperto da una enorme immagine del Rum Pampero, quello bevuto ne] peggiori bar di Caracas. Questa moda è dilagata, complice la cronica mancanza di fondi italiana per la conservazione dei beni culturali. Sarebbe bello poter spendere di più per rispettare le testimonianze della nostra storia e della nostra cultura figurativa. Perché il vero problema è quello dell'identità culturale: non siamo l'America, dove le tecniche dell'advertising fanno parte del pensiero visivo e sono alla base della maggior parte delle espressioni artistiche. La pop Art nasce dalla mediatica società dei consumi, uno dei suoi leader, Rosenquist, era all'origine un pittore di cartelloni pubblicitari. E' la loro forza, non la nostra. La nostra forza risiede nella storia. La civiltà dell'immagine è stata inventata nella Roma barocca di Gian Lorenzo Bernini. Negli Usa è diventata l'esaltazione della merce, facendo della città un grande supermarket. Il nostro arredo urbano era il David di Michelangelo, il loro la zuppa Campbell. Alcuni anni fa con una giovane restauratrice proponemmo per il restauro della fontana di piazza del Quirinale che su ognuno dei lati dei ponteggi intervenisse un'artista contemporaneo e qualche anno dopo a Milano con Arte sui ponteggi, si realizzava un'analoga iniziativa Ricordo che Fabio Mauri, da me interpellato per la fontana del Quirinale, aveva pensato ad un bellissimo progetto: una struttura mobile di giardini pensili che potesse essere spostata dove c'era un intervento. Si accontenterebbero la Coca Cola e gli altri produttori di sponsorizzare, oltre al restauro, interventi effimeri di questo tipo? Ne avrebbero comunque un riscontro mediatico, sopratutto se la campagna pubblicitaria fosse di questo tipo: «Coca Cola sostiene il restauro del ponte dei Sospiri, ma rinuncia ad esporre la propria pubblicità per dare spazio ad un artista contemporaneo e rispettare l'antico monumento». Troppo utopistico? Sarà, ma quando l'Italia si renderà finalmente conto di essere il Paese che ospita addirittura il 60 dei beni culturali del mondo? Qualcuno vuole investire su di loro? Sarebbe il miglior investimento per noi, certamente migliore di un restauro che si dilunga per prolungare la pubblicità.
Ponte dei Sospiri. Questi sono orrori. Ci sono altri modi per finanziarsi
Il ponte dei Sospiri a Venezia è stato occultato da un cartellone pubblicitario della Coca Cola. Il monumento è in restauro e la pubblicità contribuisce economicamente al restauro. Tuttavia, la mascheratura del monumento con la pubblicità è considerata un problema, poiché restituisce l'impressione di un Paese in vendita. Alcuni anni fa, una parte della facciata di Brera fu ricoperta da un'immagine del Rum Pampero. Questa moda è dilagata, complice la mancanza di fondi italiani per la conservazione dei beni culturali.
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