Fare migliaia di chilometri per visitare Venezia, magari arrivando dal Giappone o dagli Stati Uniti, trovare il ponte dei Sospiri impacchettato. Questo il destino dei turisti sbarcati in Laguna, che possono ammirare solo una piccola porzione dell'elegante struttura barocca che veniva usata per portare i condannati alle Prigioni Nuove, in restauro dal 2008. E, con l'estate, si scatenano nuove proteste perché i ponteggi non sono coperti solo da teloni azzurri con sopra disegnate delle nuvole, il così detto Cielo dei sospiri progettato da Oliviero Toscani, ma anche da enormi cartelloni pubblicitari. In questo momento è il turno della Coca Cola, e lo slogan Stappa la felicità sembra aver dato nuova forza alle accuse dei puristi dell'arte, che parlano di sfregio e mancanza di rispetto per la cultura. Anche perché non è la prima volta che la città dei Dogi si fa sponsorizzare dalla famigerata bevanda: nel 2009, l'allora sindaco Massimo Cacciari decise di autorizzare la multinazionale a installare in città distributori di snack e bevande in cambio di 2 milioni e 100.000 euro. Su Facebook era nato l'immancabile gruppo Venezia non è Disneyland. Boicottiamo la Coca Cola , e alla fine l'accordo privato saltò e venne sostituito da un bando pubblico. Ma quella di affidarsi agli sponsor è una scelta a cui i Comuni ricorrono sempre più spesso. A Firenze, un anno fa sul Ponte Vecchio spiccava una pubblicità dei supermercati Esselunga, necessaria per rimettere a nuovo gli intonaci. A Milano, l'Università Statale si è affidata alla concessionaria di pubblicità Tmc per restaurare la sede di via Festa del Perdono, che occupa la struttura dell'Ospedale Maggiore fatto costruire da Francesco Sforza alla fine del 1400. Nel capoluogo lombardo, anche i lavori di restauro di Porta Romana, dell'Arco della Pace, delle Mura Spagnole e di Santa Maria delle Grazie sono stati affrontati grazie ai privati, e nei prossimi mesi potrebbe venire il turno della statua di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo. Mentre il ministro Sandro Bondi ha assicurato che per il Colosseo verrà seguita una strada meno invasiva. Gli interventi per riportare all'antico splendore l'anfiteatro Flavio dovrebbero costare 25 milioni di euro, ma in questo caso non verranno affissi maxi cartelloni, e i loghi pubblicitari si troveranno solo sulle recinzioni del cantiere.