Firenze. Musei aperti di notte, la rivolta dei direttori Orario «lungo», no grazie. I direttori di Accademia e Uffizi bocciano l'idea di aprire tutti i giorni, anche la notte. «Basta con la demagogia», dice Antonio Natali. E Franca Faletti: «Solo una mossa politica». Bastano le prime voci sulle proposte che il Comune starebbe preparando per un eventuale incontro con Bondi, ad aprire il dibattito in città. Palazzo Vecchio, forte del suo successo di apertura by night, avrebbe in mente una ricetta simile per Uffizi e Accademia: estensione dell'orario di apertura oltre le 19, restyling della fruizione museale con servizi e eventi e, magari, una delega della gestione serale alla macchina renziana, E la direttrice della Galleria dell'Accademia, Franca Falletti, la più accesa oppositrice di un'idea che lei definisce "da non addetti ai lavori»."Mi fa specie - dice - che un politico pensi di poter curare un museo la cui gestione è un fatto tecnico. Le opere hanno problemi di manutenzione e tutela, non si possono abbandonare al consumo. Intanto serve il giorno di chiusura per ripulire l'enorme quantità di polvere portata dai visitatori. Ogni pulizia sfrega la superficie, consumandola. Serve equilibrio tra consumo e tutela, oggi questo equilibrio è già al massimo. E' un atteggiamento terribile, che non posso accettare, da tuttologo, e che non mi sembra morale e corretto. Ho portato i più grandi artisti contemporanei, ultimo Bill Viola: all'Accademia gli eventi ci sono già. Da 30 anni mi occupo di beni artistici, una cosa è accettare consigli e aprire il dibattito, un'altra è la decisione che deve spettare a chi di dovere che se ne assume la responsabilità. Perché non se ne discute con la soprintendente, anziché con Bondi? Perché lo si considera un fatto politico e non scientifico». E se Roma si accorda col Mibac, il ministero dei beni culturali, per aumentare i ticket e spartire gli incassi alla «romana», Falletti non condivide: «Sono contraria all'aumento e non vedo perché si debba dare la metà al Comune. E' vero che ci sono spese derivanti da quest'invasione pacifica, ma può essere un'occasione di sfruttamento economico, se la città non la coglie è un problema suo». Antonio Natali, direttore degli Uffizi e parte in causa quanto lei, è altrettanto chiaro: «Penso che tutto sia possibile, sediamoci a un tavolo, sono disponibile per quanto riguarda il museo, ma attenzione: gli Uffizi sono già vivi. Esiste una collana editoriale, ogni anno una grande mostra nei mesi estivi, rassegne periodiche sul territorio col materiale dei depositi, a Natale proponiamo i mai visti . Siamo aperti dalle 8 alle 19 sempre tranne il lunedì, un giorno che serve a tante cose oltre la manutenzione (trasporti, spostamenti, riprese cinematografiche o televisive). C'è un'aspirazione di tutti a farsi manager, ma invito a farlo dopo aver fatto i conti, trovando la differenza tra un investimento e ciò che si recupera perché se d'estate l'affluenza è così tanta, da ottobre a primavera la città resta deserta. In quei mesi i fiorentini, se lo volessero, potrebbero venire a qualsiasi ora senza file. Un conto è la democrazia, uno la demagogia, comunicare attraverso i giornali è uno stillicidio fuori luogo, quando basterebbe fare le scale». James Bradburne, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, vede la soluzione nell'autonomia. "Noi siamo un esempio di come ciò funzioni nella realtà dice - il museo è governato da un cda autonomo, nominato sia dagli azionisti pubblici che privati. Il problema non è chi sia più adatto, tra Comune e Stato, a gestire un museo, quanto trovare la forma di gestione ideale per rispondere alle esigenze, caso per caso, del suo pubblico». Diverso il punto di vista di Giorgio Van Straten, ex sovrintendente al Teatro del Maggio oggi membro della commissione di vigilanza Rai: «I musei più stanno aperti e meglio è. Si tratta di fare i conti, vedere quali eventi proporre e come. Circa l'impatto di un flusso maggiore di visitatori, penso che il problema sia come si comporta chi ne usufruisce, ma non dimentichiamoci che il museo è lì per loro. Altrimenti finiamo come quei bibliotecari infastiditi dagli utenti perchè rallentano la catalogazione». Ed è proprio Antonia Ida Fontana, che dirige la biblioteca Nazionale, a opporre un aut aut: «Sono a favore di un museo più vivo, ma solo se garantisce la sicurezza delle opere con spazi che al momento non ci sono, prima finiamo i grandi Uffizi. I musei, come le biblioteche, sono organismi delicati e gli interventi vanno fatti con saggezza». Giorgio Bonsanti, ex sovrintendente all'Opificio delle pietre dure, dice: "Di certo il rapporto fra città e musei statali è da ripensare ex novo per arrivare a una gestione condivisa. Un primo passo non sarebbe da poco, ma è da farsi in base a un progetto, alla fine di un percorso. Comunque gli Uffizi godono già di orari più estesi rispetto ad altrove, ma se serve a un progetto specifico può essere interessante». Via libera per le categorie economiche. Riccardo Zucconi, vicepresidente nazionale di Confindustria alberghi che dice: "Palazzo Vecchio notturno è stato un successo per tutti: una città che funziona per i visitatori funziona anche per i residenti. C'è bisogno di una rinfrescata. Natali è uno studioso, e ha giustamente una concezione un po' elitaria, ma ho letto studi per cui addirittura il fiato di molti rovinerebbe le opere. Se così fosse, interveniamo con strumenti per il ricambio dell'aria ma facciamo sì che i musei siano vissuti, anche dai fiorentini che difficilmente, dopo gli anni della scuola, ci tornano». D'accordo anche Uliano Ragionieri di Confesercenti Fipet: «Il concetto è più che giusto, Firenze paga le spese di una presenza turistica molto alta, una gestione condivisa mi sembra. Una gestione un po' meno ammuffita dei musei statali mi sembra un'opportunità: l'Acquario di Genova ha pochi visitatori meno degli Uffizi,..».