Per l'associazione l'idea darebbe impulso all'economia Un'area protetta sul colle di Monsummano Alto? La proposta era stata avanzata a suo tempo da Legambiente che, adesso, torna a ribadire la sua proposta, chiedendo al sindaco di Monsummano di affidare l'incarico per la preparazione di uno studio di fattibilità per l'eventuale istituzione di un "Anpil" (ossia di un'Area naturale protetta di interesse locale). «L'Anpil - ricorda Legambiente - è prevista dalla legge regionale sulle aree protette della Toscana, che consente ai comuni di dotare di un regolamento di gestione delle aree che meritano di essere gestite con un'attenzione superiore al resto del territorio, per tutelare la biodiversità e consentirne una corretta fruizione da parte del pubblico». Una possibilità, che, sottolinea l'associazione, costituisce anche un'opportunità di sviluppo: «La gestione delle aree protette ha dimostrato la capacità di attrarre sul territorio finanziamenti regionali, nazionali e comunitari e di creare reddito e occupazione per i residenti (guide ambientali, tecnici, società di servizi e così via)». Non solo. Legambiente evidenzia come il colle di Monsummano Alto sia prezioso da un punto di vista naturalistico: «Gli affioramenti calcarei hanno determinato un'interessante affermazione di una vegetazione di tipo mediterraneo azonale con vari stadi di macchia, piccole plaghe a prateria e a gariga e aree più ampie a lecceta. L'area annovera il più elevato contingente di orchidee spontanee della Provincia. Fra le specie animali si può citare come esempio la presenza del passero solitario, unico sito in Provincia, e lo svernamento due specie montane rare in Toscana: il picchio muraiolo e il sordone. Questi ed altri elementi ne fanno un'area molto frequentata per attività ricreative e didattiche da appassionati di orchidee e di birdwatcher, comitive di studenti universitari (provenienti soprattutto dalle Facoltà di geologia e scienze naturali) e semplici amanti del trekking. A fronte di un così elevato interesse, il grado di protezione del Colle risulta ben la di sotto delle esigenze di conservazione della diversità biologica presente e non sono colte le opportunità che potrebbero derivare da un'adeguata valorizzazione», «Sempre di più - conclude Legambiente - le aree protette sono considerate risorse da utilizzare per rilanciare l'economia locale, il territorio. Questo per la ricaduta d'immagine che hanno per il territorio stesso ma soprattutto per i flussi turistici che riescono ad attirare. Secondo il rapporto IstatEnit 2010 il turismo verde fattura in Italia 10 miliardi di euro (10 del fatturato dell'intero comparto turistico) con 100 milioni di presenze l'anno (di cui il 20 stranieri) con l'incremento del 67 l'anno. Ad attirare i turisti sono, sempre per l'Istat, in ordine di importanza le aree protette, la montagna, l'agriturismo, le esperienza rurali. Il turismo verde è sicuramente compatibile con quello termale e, anzi, potrebbe essere l'occasione per un suo deciso rilancio».