Giù tettoie, appendici, fabbricati. Molti abitati e in periferia Il paesaggio Dovranno pensarci i proprietari altrimenti toccherà ai vigili ma gli verranno addebitate le spese di demolizione Festa finita per i «furbetti dellabuso edilizio». Per decine di proprietari di immobili con appendici, fabbricati, capannoni o tettoie completamente abusive per cui negli anni sono state presentate richieste di condono ma che ora, essendo stato appurato che si tratta di abusi «non sanabili», saranno buttati giù. Non solo però: festa finita anche per alcuni edifici veri e propri, alcuni rurali altri addirittura abitati, la cui posizione abusiva è nota da tempo e che ora, essendo arrivata alla fine la trafila dei ricorsi e delle carte bollate, dovranno essere demoliti. E Palazzo Vecchio ad annunciarlo: «Esistono abusi sanabili e altri che ormai sono stati giudicati non sanabili e non possono rimanere in piedi, sono alcune decine in giro per la città, soprattutto in periferia. Ci sono casi di condoni non concessi e altri di fabbricati per cui sono arrivate alla fine le procedure giudiziarie: ai proprietari sarà chiesto di provvedere alla demolizione, ma se non lo faranno provvederemo noi», dicono dagli uffici dellurbanistica, convinti che sia arrivata lora di iniziare a dare il segnale che gli abusi, se non sanabili in nessun modo, devono essere cancellati una volta per tutte. E se non saranno i privati a farlo ci penseranno le ruspe incaricate dal Comune. E un giro di vite nel governo dellurbanistica di una città che più volte negli ultimi anni si è ritrovata nel mezzo di scandali legati alledilizia. E che ora è però intenzionata a voltare pagina. A cominciare dal settore dei condoni. Dal 1985 al 2003, anno dellultimo condono dellera Berlusconi, ai soli uffici urbanistici del Comune di Firenze sono arrivate oltre 100 mila richieste per sanare piccoli e grandi abusi edilizi. Circa 85 mila sono state esaminate e dunque accolte o respinte nel corso degli anni. Ci sono tuttora alcune altre migliaia di pratiche ancora in attesa di una risposta, che ingolfano le scrivanie degli uffici di via Andrea del Castagno. Ma per alcune decine di casi la decisione è già presa: il condono è negato perché si tratta di abusi che dopo unistruttoria e un esame tecnico sono stati giudicati «non sanabili». «Perché dunque aspettare ancora e non intervenire?», è il ragionamento che portano avanti da mesi negli uffici dellurbanistica. Perché far restare in piedi fabbricati, tettoie e capannoni frutto di abusi ritenuti non sanabili? E così la macchina comunale si è messa in moto: in 3 casi per ora i tecnici del Comune sono andati a bussare alle porte dei proprietari intimando labbattimento dei loro abusi non condonabili. E hanno ottenuto risposta positiva. Ma ci sono altre decine di tettoie e fabbricati, alcuni rurali altri abitati, candidati alla stessa fine. In alcuni casi ci sono procedimenti giudiziari in corso, il Comune ha segnalato ai proprietari lillegittimità dei titoli autorizzativi per la costruzione e il privato si è opposto rivolgendosi al Tar o persino al consiglio di Stato. «Se però alla fine il Comune avrà ragione, non si potrà che abbattere tutto», si fa sapere dagli uffici di Palazzo Vecchio. E del resto la tesi che gli uffici comunali sostengono riguardo al destino del complesso Prosperius di via Masaccio 127, dove anche la procura indaga per una sopraelevazione di un capannone ritenuta abusiva. Se alla fine del procedimento si appurerà che quella sopraelevazione è realmente illegittima, non si potrà che abbatterla. Si tratta però di uffici sanitari, non certo di fabbricati abusivi diventati residenziali: come ci si comporterà in quei casi, che pure esistono? Le regole valgono per tutti, ci si limita a dire in Comune. Lallarme Dopo la pensilina rischiano i pini marittimi Palazzo Vecchio chiede verifiche sulla stabilità Nulla è ancora deciso. Ma quel che è certo è che anche i tecnici di Palazzo Vecchio non sono più così convinti, comerano prima di iniziare a buttare giù la pensilina di Toraldo di Francia, che i pini marittimi che tutti siamo abituati a vedere allingresso della stazione, hanno ancora le carte in regola per rimanere in piedi. Senza la pensilina e, tra qualche giorno, senza nemmeno più ledicola e il chiosco dellAtaf, che saranno demoliti, non ci sarà più nessun tipo di barriera tra i pini e la strada dove passano ogni giorno migliaia di pendolari, bus, taxi, auto e motorini. Per questo ora è essenziale appurare in maniera approfondita se quei pini siano da ritenersi sicuri o no, si ragiona tra i tecnici di Palazzo Vecchio. E la verifica è già partita. Si dovrà capire quali sono le reali condizioni di «salute» di quegli alberi e valutarne leventuale pericolosità. Quale sarà il verdetto? Potranno rimanere dove sono o dovranno andar giù? Difficile dirlo, la verifica tecnica è ancora da fare ma nulla è escluso. Del resto i pini di piazza stazione non sarebbero uneccezione. Nelle scorse settimane il Comune ha abbattuto 18 pini in piazza della Vittoria sollevando un polverone al Quartiere 5, dove lopposizione di centrodestra ha parlato di «orrendo disboscamento». E stesso destino, pare, toccherà nei prossimi mesi anche ai pini del Poggi del viale Torricelli, che più volte è stato riasfaltato per mettere in piano la carreggiata, resa insicura dalle stesse radici dei pini, che non sono certo tra le alberature più adatte al tessuto urbano. «Giù le mani da quei pini», già tuonano i comitati dei cittadini, convinti che esista una soluzione alternativa. Secondo lassessorato allambiente sono almeno 500 gli alberi in tutto il Comune, pini ma non solo, candidati a fare la stessa fine. Cè una cooperativa, la Ciclat, che sta continuando ad esaminare il patrimonio arboreo di Palazzo Vecchio, oltre 80 mila alberi: ogni volta che viene segnalata la pericolosità di un albero in genere si opta per labbattimento, a meno che non sia evitabile e si possano adottare altri accorgimenti per sostenere fusto e rami ed impedire che caschino. Negli ultimi mesi si è posta particolare attenzione alle alberature sulle strade più trafficate e sui viali rilevando che non esistono grossi rischi di stabilità. Nel Quartiere 5 sono stati abbattuti 18 pini in piazza della Vittoria e poi alcune altre alberature dentro villa Fabricotti, vittime del maltempo dei mesi scorsi che già aveva fatto unautentica ecatombe alle Cascine «ammazzando» oltre 200 alberi. Ora sono i pini di piazza stazione a finire sotto esame: se si riterrà che non sono sicuri, tutti o solo alcuni, saranno abbattuti. (e.f.)
FIRENZE - Ecco gli abusi insanabili in città il Comune pronto ad abbatterli
Il Comune di Firenze ha deciso di demolire decine di edifici abusivi, tra cui fabbricati, tettoie e capannoni, che sono stati costruiti senza le autorizzazioni necessarie. I proprietari di questi edifici saranno richiesti di provvedere alla demolizione, ma se non lo faranno, il Comune si occuperà di farlo. Alcuni edifici, come il complesso Prosperius di via Masaccio 127, sono stati oggetto di procedimenti giudiziari e se il Comune avrà ragione, saranno abbattuti. Il Comune ha anche deciso di verificare la stabilità dei pini di piazza stazione, che sono stati oggetto di un allarme dopo la pensilina.
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