Il sottosegretario Giro: polemica chiusa, dal Comune segnali positivi Bondi: questione meschina. Poi apre. Renzi: è nostro, ma dialoghiamo La polemica sulle carte è sterile. Il David è dei fiorentini ed è un patrimonio dell'Italia, del mondo. «Troviamo dunque il modo di lavorare assieme», dicono al di là delle schermaglie di rito sia il ministro Sandro Bondi che il sindaco Matteo Renzi. Anche perché dagli archivi impolverati potrebbero saltare fuori chissà quali altre carte, che andrebbero ad alimentare una «questione meschina», come l'ha definita Bondi. E risvegliare la mai assopita voglia di Firenze di rivendicare diritti sul patrimonio della città, per non finire come ha detto ieri Renzi «come la famiglia dei Bischeri e la loro eredità bruciata». Il documento L'accatastamento del 9 novembre del 1871 mostrato dal sindaco Matteo Renzi durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio e che contraddice la relazioni degli avvocati dello Stato. In quel documento l'Arengario su cui era esposto il David fa parte a pieno titolo di Palazzo Vecchio La polemica sulla proprietà del David è comunque più profonda di una banale disputa ferragostana. La posta in palio non è solo il capolavoro di Michelangelo. Alzare il livello dello scontro comporterebbe l'eplosione di un potenziale conflitto ben più serio della diatriba ormai quotidiana tra Comune, soprintendenze (i graffiti, lo stallo del cantiere dei Nuovi Uffizi, il Parco della Musica dove i lavori con i tecnici «prestati» da Palazzo Vecchio sono ripartiti a grande velocità dopo lo scandalo della Cricca) e il Ministero: la richiesta al governo di tener fede alla promessa della legge speciale. E nella peggiore delle ipotesi l'aula di qualche tribunale, se la discussione sul David e sul resto rimanesse ferma al palo, o alle carte. Per questo ieri sia Renzi che Bondi hanno ufficialmente (almeno a parole) indicato che la strada da seguire è quella di una gestione condivisa del patrimonio fiorentino. Bondi ha aperto la giornata con una nota: «Mi vedo ancora una volta coinvolto contro la mia volontà in una polemica assurda e inopportuna. Il David di Michelangelo è un simbolo di unità culturale per Firenze e per l'Italia. Il problema della proprietà dell'opera d'arte, sollevata in termini propagandistici dal sindaco di Firenze, è una questione meschina. Sono d'accordo con quanti hanno sostenuto che tale questione andrebbe superata nell'ottica di una gestione condivisa e progettuale. Questo orientamento è sempre stato quello che ho privilegiato su tutte le questioni aperte con i rappresentanti del Comune di Firenze. Per il futuro resterò fermo a questa condotta, e non mi farò trascinare in nessuna ulteriore polemica». Linea sposata anche da Renzi nel pomeriggio in una conferenza stampa annunciata con due ore d'anticipo e cominciata però all'insegna della rivendicazione carte in mano: «Il David è del Comune di Firenze e non ci sono dubbi. Sotto il profilo giuridico abbiamo le carte per andare avanti e divertirci. E poi, scusate, quale simbolo è più fiorentino del David?». Il sindaco ha citato a questo proposito la risposta del sottosegretario agli Interni Michelino Davico del 19 aprile scorso: «Nel 1871 il David è stato ceduto al Comune a titolo di risarcimento». E poi ha esibito il regio decreto del 1871 e l'accatastamento che sancivano il passaggio di proprietà di Palazzo Vecchio, compreso l'Arengario dove era esposto il David, dallo Stato alla città. Sulla relazione dei due avvocati del Ministero che ribalta il giudizio del sottosegretario Davico Renzi è stato sibillino: «Ne ho viste tante di relazioni , ma nessuna era debole come questa. Ci fa un assist clamoroso basandosi su una dichiarazione del sindaco Peruzzi in cui sosterrebbe che il David è dello Stato. Se la parola di un sindaco vale più della legge allora posso dire che gli Uffizi sono nostri, che Palazzo Pitti è nostro». E allora ecco l'apertura: «Siamo pronti ad incontrare Bondi anche domani, a Roma o a Firenze. La compartecipazione degli incassi sui biglietti dei musei statali ci interessa eccome lo sapete. Siamo pronti al federalismo dei beni culturali, ma soprattutto a tutti i tipi di gestione condivisa non nell'interesse delle singole amministrazioni, ma ai fini della fruizione da parte di cittadini e turisti. Siamo pronti a proporre un nostro modello di gestione e chiedo perché la biblioteca delle Oblate è aperta fino a mezzanotte e la Nazionale non riesce a pagare i dipendenti? Perché gli Uffizi sono chiusi di lunedì e Palazzo Vecchio è visitabile anche dopo cena? Lo Stato e pronto a questo approccio?». Infine, mentre ha annunciato che a settembre arriverà la card dei musei (50 euro per Palazzo Vecchio, Pitti, Uffizi, Accademia, bus e tramvia), Renzi ha posto la questione del «brand» del David e dei beni culturali: «Sarebbe interessante affrontare la questione dei diritti d'autore per lo sfruttamento dell'immagine di opere celeberrime. Il Ministero non l'ha mai fatto». Il via libera al confronto l'ha siglato, poche dopo aver letto le parole del sindaco, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: «A questo punto per noi la polemica si chiude definitivamente. Anche nel ribadire le sue ragioni Renzi con le sue dichiarazioni lancia un segnale di apertura e disponibilità verso la proposta del ministro su una gestione condivisa del David». Dell'opera di Michelangelo, dice il presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani se ne parlerà «nella prima seduta disponibile del consiglio». E il tema della compartecipazione degli incassi, dei servizi e della gestione lanciata da Renzi e Bondi fa gola anche a Roma: Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura del Campidoglio si accoda pensando agli incassi del Colosseo.