II nuovo ingresso del Museo degli Uffizi in piazza Castellani non si farà più. Ovvero:non verrà realizzato il progetto firmato dall'architetto giapponese Arata Isozaki, che aveva vinto alla fine del 1998 il concorso internazionale di idee bandito dal Comune di Firenze e dalle soprintendenze nell'aprile di quell'anno. La parola fine è arrivata ieri durante una telefonata informale tra il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, e il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici. Urbani era atteso alla mostra «Beauti-ful Minds - Premi Nobel, un secolo di creatività» ma poi ha dovuto cancellare l'impegno. E così i due hanno parlato del cantiere Isozaki, fermo ormai dal settembre 2001, al centro di durissime polemiche per il discusso tipo di intervento che propone in un contesto urbanistico molto delicato una loggia in travi di acciaio rivestito di pietra serena, lucernari in policarbonato trasparente. «Ma lo sai bene che tanto non si farà mai» avrebbe detto Urbani, E Domenici: «E allora, che facciamo col cantiere?». Concluso lo scambio di idee, Domenici ha deciso di rendere pubblica la posizione del ministro e arrivare a un chiarimento. Urbani, che non ha mai nascosto la sua freddezza per l'impresa, ha replicato con un comunicato: «Gli accertamenti concordati anche con il Comune sono finiti alcuni giorni fa. La relazione del sovrintendente archeologico è pervenuta alla direzione generale in data 2 settembre. Da questo momento è iniziata la valutazione tecnica complessiva sulla soluzione prospettata da Isozaki di piazza Castellani, che sarà conclusa in tempi ragionevoli». E il ministro ha aggiunto: «Noi facciamo il nostro mestiere per gli aspetti della tutela, il Comune faccia il suo per gli aspetti che gli competono. Quanto all'uscita attuale di piazza Castellani, non è né indegna né indecorosa. Invece il progetto di raddoppio degli spazi espositivi degli Uffizi, che è la vera grande novità che tutto il mondo si aspetta, si realizzerà nella sua interezza secondo tempi e modi già definiti. È infatti in corso la pubblicazione del bando di gara e contiamo di terminare i lavori a fine 2006». Fin qui Urbani che chiama in causa la relazione del soprintendente archeologico toscano, Angelo Bottini. Stando alle indiscrezioni, il suo studio avvertirebbe: cari signori, gli accertamenti nel cantiere di piazza Castellani mi costringono a segnalare l'importanza di altre analisi di quell'area, il progetto così eom'è appare irrealizzabile. Essendo un parere squisitamente tecnico, nessun atto d'imperio centrale del ministero può annullarlo. Molto irritata e piena di interrogativi sul futuro la reazione del sindaco di Firenze. Il quale ribatte: «Questa non è una questione politica, ideologica o di natura estetica. La piazza è sottosopra dal 2001, è un cantiere a ciclo aperto che rischia di diventare eterno. A questo punto il ministero deve dirci cosa intende farne, e con chiarezza. Stiamo parlando dell'ingresso degli Uffizi, non di un piccolo museo di periferia. La relazione del soprintendente archeologico? Per la verità, avevo avuto qui in città, sempre nell'ambiente dei soprintendenti, informazioni ben diverse e meno allarmanti sull'importanza dei reperti archeologici individuati in quella parte della piazza». Un altro punto sembra, per ora, opporre Urbani a Domenici che, fino a ieri, avevano ostentato un buon rapporto nonostante la diversità di posizioni politiche (un ministro di centro destra, un sindaco dell'Ulivo). Urbani vedrebbe con favore un progetto Isozaki bis, compatibile con le esigenze individuate dal soprintendente archeologico. Contesta Domenici: «Forse al ministero sottovalutano l'intera questione. Isozaki potrebbe trascinarci tutti in una lunga e difficile vertenza legale, anche perché ha già realizzato il progetto preliminare. Un Isozaki bis? Qualcuno dimentica che siamo in presenza di un concorso internazionale vinto da "un" progetto, quello di cui parliamo. I concorrenti sconfitti nel 1998 avrebbero tutti i diritti di chiedere la convocazione di un altro confronto internazionale». C'è infine un altro giallo. Stando a chi è vicino a Urbani, ministro e sindaco avrebbero concordato addirittura nel febbraio 2003 in un incontro alla Fondazione Spadolini sul prestito di 2,8 miliardi di vecchie lire accordato da Palazzo Vecchio al ministero proprio per avviare il progetto esecutivo dei Grandi Uffizi di rinviare al dopo elezioni per Palazzo Vecchio, per un «accordo tra gentiluomini», la discussione su Isozaki dando quasi per scontata la cancellazione del progetto. Ribattono con durezza i collaboratori del sindaco: non è assolutamente vero, perché mai poi Domenici avrebbe accettato di battersi durante le elezioni col candidato del centrodestra, l'ex soprintendente Domenico Valentino, il peggior nemico della loggia della discordia? E Isozaki? Per ora non ha ricevuto avvisi formali. Andrea Maffei, assistente per l'Italia dell'urbanista giapponese, si limita a dichiarare: «Non possiamo basarci su voci, faremo commenti solo dopo una comunicazione ufficiale che, peraltro, noi non abbiamo ancora ricevuto. Stiamo aspettando la fine degli scavi archeologici nell'area che sembrano terminati proprio in queste settimane. Solo dopo questi risultati il ministero, così, era inteso, ci avrebbe detto come intendeva procedere».