Il Regio decreto del 1871 Agli Uffizi e allAccademia prezzi più bassi che nei musei allestero. Il Pdl chiede un aumento La proposta di Toccafondi: prenotazione obbligatoria per evitare le code Il sottosegretario Giro tenta di chiudere il caso: cè apertura per unintesa Neppure il ferragosto fuga lo scontro sul David. Il ministro Sandro Bondi parla di «polemica assurda e inopportuna». Per di più lamentando di vedersi coinvolto contro la sua volontà: «Il problema della proprietà del David, sollevata in termini propagandistici dal sindaco di Firenze, è una questione meschina», si legge nella nota del ministero dei Beni culturali. Subito dopo però apre uno spiraglio: per la prima volta, discutendo del David, si dice pronto a discutere di «una gestione condivisa e progettuale». Palazzo Vecchio replica a ruota: «Ha ragione il ministro, ma dovrebbe spiegarlo ai suoi avvocati che hanno presentato la relazione per dire che il David è dello Stato», replica il sindaco Matteo Renzi. Sventolando il Regio decreto del 1871 e le carte catastali dello stesso anno che «dimostrano che il David, posto allora sullarengario, passano assieme sotto la proprietà del Comune». E sventolando anche le parole del sottosegretario agli interni Michelino Davico che, lo scorso aprile, a nome del governo riconobbe la proprietà comunale del David rispondendo ad uninterrogazione del deputato Pdl Gabriele Toccafondi. «Qui nessuno è erede della famiglia dei Bischeri», dice il sindaco lasciandosi andare alla battuta. Renzi ricambia comunque la disponibilità, invitando Bondi a Firenze («Se vuole posso andare a Roma io»). Pronto a discutere di un possibile accordo: «Siamo pronti a tutti i tipi di gestione condivisa, non nellinteresse delle singole amministrazioni, ma ai fini della fruizione di beni da parte dei cittadini». A patto però di chiarire un punto, insiste il sindaco: «Noi siamo per il federalismo e il nostro modello può essere interessante: mentre la biblioteca delle Oblate sono aperte fino a mezzanotte, la Biblioteca Nazionale chiude il pomeriggio per mancanza di personale. E se Palazzo Vecchio apre la sera gli Uffizi non fanno altrettanto». Senza contare, annota il sindaco, che se il Regio decreto anziché negli archivi del Comune lo avesse dovuto cercare allArchivio di Stato non avrebbe potuto farlo perché è chiuso per ferie fino al 28. Il governo impari da Firenze, è il messaggio di replica inviato da Renzi a Bondi. Anche se, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, viceministro di Bondi, sottolinea i toni concilianti del sindaco di Firenze: «A questo punto per noi la polemica si chiude definitivamente, anche nel ribadire le sue ragioni, il sindaco Renzi lancia un segnale di apertura e disponibilità verso la proposta avanzata dal ministro Bondi su una gestione condivisa». Cosè la «gestione condivisa»? Nessuno lo sa: sia al ministero che a Palazzo Vecchio la domanda cade nel vuoto. Laccordo, se mai verrà siglato, è tutto da costruire: parte dellincasso dei biglietti dellAccademia, che oggi va interamente allo Stato, andrà al Comune? La questione economica, per il sindaco Renzi, deve far parte della trattativa Comune-Stato. Ma il ministero deve comunque riconoscere il modello fiorentino: «Noi teniamo aperti i musei e le biblioteche, lo Stato è pronto a fare altrettanto? Firenze è o no un passo avanti?» Renzi è convinto naturalmente di sì: «Roma e Venezia hanno già avuto, è sufficiente che ci diano poteri speciali o modalità di gestione che non ci hanno ancora dato», sostiene il sindaco. Che, a scanso dequivoci, spiega e rispiega i documenti del David. «Come indennizzo per la finanze fiorentine disastrate dagli anni della capitale, il Regio decreto del 9 giugno 1871 passò la proprietà di Palazzo Vecchio al Comune. E le carte catastali di quellanno mostrano che larengario, che aveva sempre ospitato il David, fa parte a tutti gli effetti di Palazzo Vecchio», è la tesi del sindaco. Tesi opposta a quella dei legali ministeriali, convinti che il Comune di Firenze nato in epoca granducale non sia lerede della Repubblica fiorentina che pagò Michelangelo. Tantè che nel 1873, dicono i due legali, quando il David venne spostato allAccademia, il sindaco di allora non ne rivendicò la proprietà. Ma Renzi non ci sta: «Sono forse le parole del sindaco a dare il titolo di proprietà? Che succede se rivendico la proprietà del Colosseo? Le fonti normative sono solo nelle carte».