Se non fosse disarmante, Sandro Bondi sarebbe divertente. Il ministro incarica due avvocati di accertare a chi appartenga il David, e i due professionisti appurano con solerzia che il capolavoro è di Michelangelo, e di proprietà dello Stato. Il sindaco Renzi non ci sta e ingaggia un braccio di ferro in nome di Firenze. E che fa Bondi? Cade dal pero, e con aria corrucciata fa sapere di essere stato trascinato «contro la sua volontà in una polemica assurda e inopportuna». Signor ministro, cosa si aspettava? Che il sindaco di questa città le rispondesse: sissignore, Il David è vostro, siamo stati improvvidi, noi fiorentini, a chiedere di partecipare ai proventi che da quel marmo stupefacente finiscono nelle vostre casse. Renzi fa bene a tenere duro per vari motivi. 1) Non è ammissibile che un ministro dei Beni culturali abbia nei confronti di questa città un atteggiamento che oscilla tra lindifferenza e la supponenza (e purtroppo Bondi porta alle estreme conseguenze una linea tenuta anche da governi di segno opposto allattuale).