Di tutto ciò che riguarda l'eolico, sono due le cose che non piacciono al «Comitato in difesa della Valle del Tammaro»: il danno irrimediabile che, secondo il Comitato, peserà anche sulle generazioni future sotto il profilo paesaggistico, idrogeologico, agropastorale, faunistico, erariale e il sentore che gli interessi intorno all'affare stanno attirando la malavita organizzata. Ciò, sempre secondo il Comitato, è avvalorato dall'incendio dei mezzi di trasporto delle torri eoliche avvenuto a Guardiaregia. Alla riunione del 5 agosto hanno partecipato anche i comitati di Toro, di Matrice e di Morcone e tutti i presenti hanno concordato sul fatto che «la Regione Molise avrebbe dovuto limitarsi ad individuare aree e siti privi di interessi paesaggistici da destinare esclusivamente a zone di realizzazione di impianti e non avrebbe dovuto approvare la legge 22, che su proposta del consigliere Adelmo Berardo, ha abrogato le linee guida (legge 15 del 2005), ritenute, senza ragioni, restrittive e ostative alla libera realizzazione di impianti eolici nelle regione, emanando nuove linee guida regionali, ed annullando di fatti le precedenti limitazioni in qualche modo poste a tutela del diritto di proprietà, del paesaggio e dell'ambiente». Il Comitato si riunirà nuovamente il 19 agosto prossimo, alle 20:00, al ristorante Ruffirio di Vinchiaturo. Preoccupato è anche Emilio Izzo che, in veste di segretario regionale dell'Unione Italiana dei Lavoratori della Pubblica Amministrazione, si è appellato al procuratore Albano per segnalare criticamente la decisione del Tribunale di Isernia che non ha convalidato il sequestro operato dal Corpo Forestale dello Stato sull'area interessata dai lavori di installazione di pali eolici nei pressi dell'area archeologica di Pietrabbondante. «Se la chiara e puntuale nota del direttore regionale per i Bene e le Attività Culturali, Famiglietti, scrive Izzo e l'operato della Forestale non valgono niente, allora è evidente come il mondo civile non può che manifestare il proprio risentimento». L'esempio di Germania e Danimarca che, riconvertendo in eolico alcuni loro settori in crisi, hanno risolto problemi di economia e occupazione non basta a Izzo perché tali Paesi sono molto diversi dall'Italia. Scive, infatti: «A parte il dubbio sul reale superamento delle difficoltà occupazionali di quei Paesi, forse qualcuno ha dimenticato che l'Italia è il contenitore più importante e significativo dei beni culturali del globo». Sul rischio di infiltrazioni criminali nel business dell'eolico si era espresso qualche settimana fa anche Michele Coralbo, consigliere comunale di Costruire Democrazia. «All'altare delle energie pulite dichiarava Coralbo si sacrifica la vera ricchezza della regione: la terra, il territorio, l'agricoltura. Ora, però, la situazione sta diventando pesante e pericolosa anche perché molte delle imprese che operano nel settore dell'eolico hanno sede in Campania e questo dettaglio ha acceso un campanellino di allarme all'Antimafia».