Senatore Pdl «Esattamente come 150 anni fa. Oggi come allora, la tenuta dell'unità di Italia non era affatto scontata, era una possibilità. Occorse saggezza politica e senso di responsabilità». Oggi come allora, esisteva una dinamica Nord Sud, corsi e ricorsi storici. Il parallelismo storico argutamente rappresentato da Gaetano Quagliariello su il Foglio di qualche giorno fa è allo stesso tempo motivo di riflessione e di speranza per il meridione. Il senatore del Pdl individua con estrema lucidità le attuali condizioni socioeconomiche che hanno provocato la nuova frattura che rischia di lacerare il paese, un nuovo bipolarismo Nord Sud, riuscendo però allo stesso tempo a fornire le coordinate per riprendere la rotta dell'unità. Un'analisi che trova consenso non soltanto tra colleghi del Pdl, ma anche in opinionisti come Adolfo Scotto Di Luzio, anche egli intervenuto nel dibattito sul Corriere del Mezzogiorno. Per quanto mi riguarda, traggo conforto dalla soluzione ipotizzata da Quagliariello: la tenuta dell'Italia, il contrasto tra i «virtuosi», (quelli del Nord) e le «canaglie» noi del Sud, può risolversi solo con «una risorsa politica», con la responsabilizzazione della classe politica nazionale, con un'operazione di bilanciamento a livello centrale che può, con saggezza politica, attutire lo scontro, oggi in embrione, tra settentrione e Meridione. Non intendo rinnegare la mia fiducia nel federalismo fiscale e nell'opportunità che esso può offire al Mezzogiorno, ma c'è un grande punto di domanda che aleggia sul Sud: quale metodologia socioeconomica utilizzerà il governo? Come saranno calcolati il fabbisogno standard, i costi standard, la loro asticella e le tante astruserie che li accompagnano? Sarebbe un errore grave affidare il tema solo ai tecnici, ai ragionieri; c'è un lavoro di bilanciamento politico da attuare, che richiede alto senso di responsabilità. Se affrontiamo per esempio il problema della sanità, non possiamo immaginare calcoli che si limitino a chiedere alle regioni meridionali di adeguarsi a quelle virtuose. Anche perché a ben vedere il virtuosismo del Nord si è alimentato su una ripartizione del Fondo sanitario nazionale che ad oggi ha fortemente penalizzato il Mezzogiorno. La ripartizione del fondo calcolata sulla popolazione «pesata» solo in base all'età ha significato per la Campania, per esempio, una perdita annua di 400 milioni di euro. Se nel calcolo del costo standard si continuerà a tenere in considerazione soltanto il fattore anagrafico, il Mezzogiorno resterà sempre «canaglia». Il federalismo sia occasione di riequilibrio. Il Sud in molte regioni sta dando prova di maturità, sta attecchendo una politica meridionalista che non è sterilmente barricadera né piagnona, ma istanza di diritto di crescita omogenea in tutto il Paese. E lo Stato deve darci una risposta.
MEZZOGIORNO - Federalismo, niente calcoli da ragioniere
Il senatore del Pdl, Esposito, sostiene che la tenuta dell'unità italiana non è affatto scontata e richiede saggezza politica e senso di responsabilità. Egli identifica le attuali condizioni socioeconomiche che hanno provocato la nuova frattura tra Nord e Sud, un nuovo bipolarismo. Esposito propone una soluzione basata sulla responsabilizzazione della classe politica nazionale e un'operazione di bilanciamento a livello centrale per attutire lo scontro tra settentrione e Meridione. Tuttavia, esprime preoccupazione per il fatto che il tema del federalismo fiscale e della ripartizione dei fondi sia affidato solo ai tecnici, e che sia necessario un lavoro di bilanciamento politico per affrontare il problema della sanità e altri settori.
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