L'associazione si rivolge al ministero Pepe: assurdo il divieto di balneazione «La tutela dell'ambiente va coniugata con lo sviluppo sostenibile. Le norme troppo fondamentaliste nuociono alla causa». Vincenzo Pepe, leader nazionale di Fareambiente, con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, interviene sulla recente istituzione dell'area marina protetta «Santa Maria di Castellabate». Il ricorso contro il ministero dell'Ambiente, il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ente gestore, e il comune di Castellabate, mira all'annullamento, previa sospensione, sia del decreto istitutivo apparso sulla gazzetta ufficiale il 9 aprile scorso, sia del conseguente regolamento che disciplina le attività consentite. La prima levata di scudi era già venuta un mese fa circa dall'assessore al contenzioso del comune di Agropoli Eugenio Benevento che con un ricorso al Tar di Salerno aveva messo in luce i divieti della vicina area marina e le possibili ripercussioni sull'economia portuale cittadina. Ora è il movimento ecologista Fareambiente a scendere in campo. «Sono stato sollecitato da diverse associazioni di categoria spiega Pepe dai pescatori, dai diportisti, da semplici cittadini, ma anche da amministratori locali che mi hanno chiesto di intervenire. Secondo la visione di Fareambiente, la tutela dell'ambiente va fatta in funzione dell'uomo che è un elemento dell'ecosistema e non può essere escluso a priori». Tra le questione sollevate da Vincenzo Pepe, docente di diritto dell'Ambiente presso la seconda università di Napoli, c'è il divieto di balneazione nella zona A dell'area marina protetta, detta di riserva integrale, dove stando al vigente regolamento sono consentite solo le attività di soccorso, sorveglianza e di ricerca scientifica. Il tratto in questione va da Punta Tresino a Vallone Maroccia. «E' una norma fondamentalista commenta Pepe fino a che punto l'uomo altera un sistema? Quella è una zona fortemente antropizzata dove per tradizione si va a fare il bagno. E' veramente opportuno un divieto così assoluto?». E' l'antropocentrismo di Fareambiente: la battaglia al filo spinato. «Vanno tutelate le tradizioni dell'uomo che valgono tanto quanto la flora e la fauna in via d'estinzione. E' quello che ho detto alla conferenza sulla biodiversità a Roma: l'ambiente è qualità della vita dell'uomo».Nel ricorso straordinario, viene sollevato il principio dello sviluppo sostenibile ma anche «l'inaccettabile esclusione del territorio dalla condivisione di ogni linea di indirizzo nell'istituzione dell'area marina protetta di "Santa Maria di Castellabate"». Cosa significa?. «C'è stato poco dibattito conclude Pepe e la comunità locale ne risente. Per questo il 21 agosto a Castellabate ci sarà un incontro su questo tema con tutta la cittadinanza». Insomma, il ricorso è partito e il dibattito avanza. Intanto la neo istituita area marina protetta di Santa Maria di Castellabate, in attesa del regolamento esecutivo e del posizionamento del segnalamento marittimo, già impone regole e divieti.
AGROPOLI Mare di Castellabate Fareambiente ricorre contro l'area protetta
L'associazione Fareambiente ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il ministero dell'Ambiente, il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e il comune di Castellabate per l'annullamento del decreto istitutivo dell'area marina protetta Santa Maria di Castellabate. Il ricorso si rivolge al divieto di balneazione nella zona A dell'area marina protetta, dove è consentita solo la ricerca scientifica. Fareambiente sostiene che la tutela dell'ambiente va coniugata con lo sviluppo sostenibile e che le norme troppo fondamentaliste nuociono alla causa.
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