NAPOLI Se (per assurdo) fossero in vendita, gli scavi archeologici di Pompei varrebbero più degli Uffizi di Firenze e della Basilica di San Marco, a Venezia. Patrimonio da valorizzare Da anni si dibatte sul futuro degli Scavi di Pompei La sorpresa arriva da uno studio di marketing dell'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, che ha messo in fila le più note località d'arte del Bel Paese sulla base di dieci parametri di vivacità economica, socioculturali ed imprenditoriali. I parametri hanno permesso di ricavare un indice di valenza turistica e un indice di attrattività economica. Il primo prende in considerazione il valore economico del territorio, la conoscibilità del monumento, il flusso di visitatori del territorio e del monumento. Il secondo considera il numero di occupati nel turismo, l'accessibilità multimodale al territorio, il flusso e la presenza di stranieri, il valore dell'esportazione. Assemblando l'insieme di queste voci, il marchio Pompei, garantiscono gli esperti dell'istituto lombardo, vale 20 miliardi. Quattro in più rispetto alla Basilica di San Marco e quasi il doppio degli Uffizi di Firenze, che si fermano a quota 12. Cifre, come tali opinabili, ma fondate su un'analisi che ha adottato criteri scientifici. La stessa che attribuisce la medaglia d'oro al Colosseo, con 91 miliardi di valore. Il marchio dell'anfiteatro Flavio precede di 1 miliardo i Musei vaticani, di 9 miliardi il Duomo di Milano e di 13 miliardi la Fontana di Trevi. Quella che Totò, nel celeberrimo Tototruffa, aveva valutato 10 milioni di lire. Secondo la ricerca, il patrimonio artistico e culturale fa da traino al sistema Paese. Il valore del marchio di alcuni tra i «monumenti» italiani più noti, infatti, è stimato in quasi 400 miliardi di euro. «La cultura commenta Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza rappresenta un valore per il nostro territorio. E l'immenso patrimonio culturale di cui disponiamo oltre ad essere un valore culturale, è un valore economico capace di generare lavoro e impresa». La pubblicazione dell'indagine della Camera di commercio arriva dopo che la Corte dei conti ha censurato la scelta del governo di sottoporre gli scavi alle ordinanze emesse dalla Protezione civile, come se si trattasse non di un sito archeologico, ma di una calamità naturale. Una strategia che la magistratura contabile ha bacchettato duramente: «Il Dipartimento della Protezione civile può svolgere non qualsiasi attività, ma l'attività finalizzata alla tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri grandi eventi che determinano situazioni di grave rischio». Intanto, a Pompei ci si prepara all'ondata dei turisti di Ferragosto. Gli scavi resteranno aperti anche domani, così come Ercolano, Oplontis, Boscoreale. Osserveranno il consueto orario al pubblico: 8.30-19.30. I visitatori potranno ammirare anche la Casa dei Casti Amanti, splendida domus venuta alla luce nel 1987 e da allora mai visitabile. Grazie a un cantiere di scavo «trasparente» assisteranno al lavoro degli archeologi e dei restauratori, passeggiando su passerelle.