L'articolo del 31 luglio sulle barchesse palladiane di Corte Grande di Veronella, dimostra ancora una volta la sensibilità e l'interesse del vostro giornale verso la salvaguardia dei monumenti storici. Ritorno sull'argomento, cogliendo l'appello della contessa Carolina di Serego che si dichiara «aperta ai suggerimenti che mi possano aiutare a trovare la giusta soluzione». In una lettera aperta agli amministratori e ai miei concittadini (nel 1998), avevo presentato alcune proposte per il recupero dell'immobile: lo stesso conte Giordano Alberto di Serego prospettava l'idea di poter ottenere fondi europei per una ristrutturazione a scopi sociali e culturali; con un'altra proposta, di tipo socio-sanitario, si auspicava l'istituzione di una Casa di Riposo per anziani autosufficienti; si parlò anche di istituire una scuola per artigiani o agricoltori oppure di un Centro ortofrutticolo. Ora ne suggerisco un'altra, legata sempre alla funzionalità e al rispetto di questa Corte, che ha costituito per secoli il fulcro delle produzioni a gricole delle circostanti campagne. Oggi, molte cose sono cambiate, ma c'è ancora un settore trainante, anzi in pieno sviluppo; quello del vino. Nel 2000 è nata la Doc Arcole con l'intento di rilanciare un patrimonio di storia e di viticoltura di un vasto territorio tra Vicenza e Verona. I conti di Serego di Cucca (oggi Veronella) sono sempre stati grandi cultori di vino e particolarmente orgogliosi del loro «vin coto» (sugoli di mosto) che forse offrirono anche a Carlo V quando fu ospitato per una notte proprio in questo castello (allora detto «Cucchetta») nel 1532. Perché allora non lanciare l'idea che il Centro di produzione dell'Arcole Doc, con il relativo Consorzio delle cantine partecipanti, si trasferisca qui, creando un progetto di ampio respiro, in cui potrebbero trovare spazio il commercio dei vini (nelle barchesse), l'agriturismo (nel castello), gli uffici (nel palazzo), i depositi (nelle scuderie), gli esperimenti agronomi (nel brolo) e tante altre iniziative (mostre, mercati, eventi culturali e sportivi, incontri, ecc.) abbinate alla gastronomia e ai prodotti locali? La struttura della Corte Grande si presterebbe a moltissimi usi, tra cui anche quello di un piccolo museo della civiltà contadina con la storia del vino d'Arcole o quella del tezon, poco lontano, uno degli ultimi esemplari del Veneto (si produceva il salnitro dall'urina delle pecore, per la polvere da sparo). Per salvare questo importantissimo complesso architettonico ricco di storia (castello medioevale, palazzo settecentesco, aie, stalle, portici e magazzini) occorrerà fare appello agli agli amministratori locali e a quelli della Regione Veneto e della Provincia di Verona, alla Soprintendenza, all'Ente Ville Venete, al Fai e, perché no, al ministero dell'Agricoltura, muovendosi in sinergia con i proprietari e gli operatori economici titolari del progetto. Corte Grande è il cuore di Veronella, attorno al quale è nata e si è sviluppata. Questo cuore potrebbe ritornare a pulsare ancora se i chirurghi (proprietari, politici, operatori economici, enti pubblici) volessero effettuare un trapianto. Guerrino Maccagnan
VERONELLA - Salvare la Corte si deve e si può
Il conte Giordano Alberto di Serego ha proposto un nuovo piano per il recupero della Corte Grande di Veronella, un complesso architettonico storico. Il piano prevede la trasformazione del complesso in un centro di produzione dell'Arcole Doc, con il relativo Consorzio delle cantine partecipanti. Il centro sarebbe dotato di spazi per il commercio dei vini, l'agriturismo, gli uffici, i depositi, gli esperimenti agronomi e altre iniziative. Il piano è stato presentato al conte Giordano Alberto di Serego, che ha già proposto alcune idee per il recupero del complesso nel 1998.
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