Dopo lo stop della Corte dei Conti, gli insulti a luci rosse tra critico e sindacalista in un comunicato ufficiale I l tormentato universo dei beni culturali si arricchisce (o in realtà si impoverisce?) di un nuovo, inedito capitolo. I messaggi di insulti (e pesanti battute sessuali) tra un soprintendente al centro di una vicenda burocratico-amministrativa, cioè Vittorio Sgarbi, e il segretario di un forte sindacato interno, Gianfranco Cerasoli, responsabile della Uil Beni culturali. La Corte dei conti esige dal ministero diretto da Sandro Bondi di sapere perché Vittorio Sgarbi sia stato nominato al polo di Venezia al posto di altri candidati che, secondo il magistrato, ne avrebbero avuto pieno diritto. Ieri, evidentemente conclusa la lettura dei giornali, Sgarbi si infuria. E comincia dopo mezzogiorno a inseguire a colpi di messaggi Cerasoli, «reo» di aver denunciato a suo tempo le modalità della nomina di Sgarbi e ora di aver approvato l'operato della Corte. Lo scambio compare in un comunicato ufficiale della Uil, accompagnato da una nota in cui Cerasoli annuncia la seconda querela contro Sgarbi («può un simile personaggio rappresentare lo Stato?»). Vittorio comincia alle 12.16: «Belle le tue avances omosessuali. Non mancherò di soddisfarti». Segue promessa hard. Cerasoli, un minuto dopo: «Tu sei da ricovero». Pochi minuti, ancora Sgarbi: «E tu sei indifferente ai problemi dei vandali che distruggono tutto, e dei musei che non funzionano, e sei ossessionato dal desiderio di far vedere quanto sei bella e quanto sei brava. Hai una passione per gli incapaci». Altra ipotesi a luci rosse. Di nuovo il segretario Uil: «Mi auguro che tu sia cosciente di ciò che scrivi. Sei solo un arrogante da ricovero immediato». Qui Sgarbi comincia a girare a Cerasoli i messaggi di solidarietà appena ricevuti. Uno per tutti: «Ciao Vittorio :) ho letto sul Corriere della Sera di te, io ci sono sempre nella tua squadra, tanto la tua nomina verrà confermata, altrimenti sono delle capre :) bacino». Altro: «Leggo della contestazione burocratica alla tua nomina, la trovo assurda». Cerasoli gli replica: «Sai quanti questuanti trovi insieme alle veline, le questioni che sollevo io sono di regole, ma tu non capisci niente». Ma Sgarbi non demorde, insiste sulle insinuazioni: «Non hai alcun interesse per i beni culturali, ti occupi solo di cavilli... parli di ricovero perché non vuoi ammettere di essere gay. Cosa c'è di male? È evidente la tua attrazione morbosa per me...». Cerasoli: «Io so come andrà a finire e noi ci vedremo spesso in tribunale». Sgarbi torna alla carica: «Anch'io so come andrà a finire. Non verrò in tribunale. Non ci sono mai andato, con mille processi. Ma difenderò il tuo diritto a...» ennesima e dettagliata assicurazione. Il dialogo si chiude con Sgarbi che infierisce su Cerasoli («hai una mentalità burocratica, avresti preferito Scalfaro a Pasolini») e il destinatario che suggerisce: «Prendi fiato, ti servirà a correre e a pagare i danni». È proprio il caso di dire che da ieri mattina il glorioso ministero fondato da Giovanni Spadolini non potrà mai più essere lo stesso. Paolo Conti
Sgarbi contro Cerasoli, sms hard ai Beni culturali
Vittorio Sgarbi, un soprintendente al centro di una vicenda burocratico-amministrativa, e Gianfranco Cerasoli, segretario di un forte sindacato interno, si scambiano insulti a luci rosse in un comunicato ufficiale. La Corte dei conti ha richiesto al ministero di sapere perché Sgarbi sia stato nominato al polo di Venezia al posto di altri candidati. Sgarbi si infuria e inizia a inseguire Cerasoli con messaggi, accusandolo di aver denunciato le modalità della nomina e di aver approvato l'operato della Corte. Cerasoli risponde con messaggi di solidarietà e di criticismo, accusando Sgarbi di essere arrogante e di non capire le regole.
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