Nei guai due impiegati e un operaio sorpresi mentre recuperavano reperti etruschi e romani Impiegati e operai di professione, predoni degli abissi toscani per hobby. Capaci di fare shopping di anfore sui fondali di Baratti, come in quelli di Castiglione della Pescaia o dell'Arcipelago. Nelle loro case di Firenze i carabinieri hanno trovato un tesoro inestimabile: un centinaio di pezzi tra anfore e vasi etrusco-romani e perfino un'ancora di 300 chili. Sono stati scoperti e denunciati dai carabinieri di Castiglione della Pescaia, sono tre fiorentini di 49, 56 e 54 anni (due impiegati e un operaio) colti in flagrante nel mare delle Formiche, secca al largo della costa grossetana, con 12 frammenti d'anfora. In vacanza tra la costa e le isole dell'arcipelago toscano i tre sub si erano divertiti a fare "shopping" di reperti saccheggiando i fondali di mezza Toscana per abbellire il salotto di casa. In questi giorni erano in villeggiatura all'Argentario, e per giovedì avevano programmato una spedizione alle Formiche. Ma a coglierli in flagrante è stata, in tarda mattinata, una motovedetta dei carabinieri ormeggiata a Castiglione, insospettita dai movimenti dei sommozzatori che scendevano e risalivano a galla portando oggetti nel gommone. I tre sono stati perquisiti e condotti in porto e in caserma dove i 12 reperti, la barca e le attrezzature sono stati sequestrati dalla motovedetta e dai militari. Ma quella era solo la punta dell'iceberg. Di pomeriggio e per tutta la notte, infatti, le perquisizioni dei carabinieri si sono estese nelle loro tre case di Firenze, dov'è emerso una specie di museo archeologico. Nei salotti, tra libri e divani e pure in una camera segreta, sono state trovate enormi anfore tra cui alcune integre, e decine di vasi per vino, olio e salse romane; bicchieri, utensili e due ancore di cui la più preziosa, in piombo, del peso di 300 chili. In tutto più di cento reperti sequestrati che risalgono al periodo compreso tra il I secolo AC il III DC. «Si tratta di uno dei più grossi ritrovamenti di beni archeologici marini fatti in Italia negli ultimi 5 anni», spiega il comandante dei carabinieri di Grosseto, Edoardo Campora che ha seguito indagini e perquisizioni, aiutato anche dai carabinieri subacquei di Genova. Resta da capire se dietro alla semplice passione per l'archeologia ci sia un giro più ampio come un'attività legata al commercio illegale. «La maggior parte dei pezzi sono stati recuperati nell'arcipelago toscano - conclude Campora -, ma anche le isole Formiche sono ricchissime di reperti archeologici che sono patrimonio dello stato». I tre sub sono stati denunciati per furto ("impossessamento di beni archeologici e paesaggistici"), con pene fino a 3 anni di carcere. La Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana sta studiando i reperti per quantificare il valore che potrebbe essere inestimabile.