Dopo avere perso migliaia di palme per "colpa" del punteruolo rosso, Palermo non può permettersi il lusso di perdere anche le 300 chorisie di Borgo Nuovo. Non si tratta di scegliere tra gli alberi e il tram - la cui realizzazione nessuno si sogna di mettere in discussione - ma di trovare il modo di salvare le chorisie. Che possono essere espiantate, potate drasticamente alle radici e alla chioma, e ricollocate in altro contesto. Ho il vecchio ricordo di un articolo di Ippolito Pizzetti, grande conoscitore di piante e architetto di giardini, il quale dichiarava di avere spostato, con questo accorgimento, persino giganteschi carrubi secolari. Nella nostra città le aree di potenziale destinazione non mancano di sicuro, per esempio al posto delle Canariensis abbattute dal punteruolo rosso in viale Campania. E mi fermo qua, perché lassessora Francesca Grisafi è certamente in condizione di individuare le zone di destinazione più adatte e ha la sensibilità, che deriva anche dal proprio lavoro di ricercatrice in campo botanico, di avvertire che la perdita di un patrimonio così importante sarebbe uno scandalo. Etico prima che naturalistico. Siamo tutti consapevoli che la "macchina comunale" non è strutturata per decisioni tempestive, seguite da realizzazioni rapide. Occorre che i cittadini si facciano sentire. E lo dico nonostante il mio scetticismo sulleffettiva capacità ricettiva, da parte del potere a ogni livello, delle istanze provenienti "dal basso". Mi piacerebbe essere smentito.