Nella serata di martedì lo stop alle demolizioni dell'ex tabacchificio di Ponte Valleceppi. Non manca lo scontro istituzionale. I residenti non ci stanno e organizzano un picchetto di protesta. Residenti e commercianti protestano per lo stop dei lavori di demolizione dell'ex tabacchificio A Ponte Valleceppi la notizia arriva martedì intorno alle 18, quando ruspe ed escavatori scaricano giù muri e annessi, in mezzo a polveri tamponate (alla bell'e meglio, invero) dall'acqua schizzata da qualche operaio: stop indifferibile alla demolizione dell'ex tabacchificio, la soprintendenza ha posto il vincolo. O meglio è iniziato un iter, e per questo i lavori sono stati interrotti su fax interdittivo della medesima soprintendenza in attesa di uno studio per l'applicazione del vincolo stesso richiesto da alcune associazioni amiche dell'ambiente e del paesaggio. Non è mancato lo scontro istituzionale, vero e proprio siparietto, nello stesso pomeriggio dell'altro ieri: per la soprindendenza arriva Martelli, accompagnato dall'architetto Bruno Napoli, per annunciare l'inopinato iter di vincolo proprio mentre l'assessore all'Urbanistica Valeria Cardinali sta visitando il cantiere. Scambio di battute e accuse, alacre, e l'assessore che incassa la solidarietà dei cittadini lì presenti. E un dubbio: nel frattempo che la soprintendenza "studia", chi si occupa della sicurezza della struttura e dell'incolumità pubblica? Monta anche in questo senso ora dopo ora la protesta dei tanti residenti che per oggi alle 11 hanno indetto un picchetto di protesta al circolo Arci. "Domani (oggi per chi legge, ndr) sarò presente alla manifestazione di protesta - spiega Marco Canalicchio, titolare della tabaccheria situata proprio dirimpetto l'ex tabacchificio - perché è uno scempio che la bonifica dell'ex tabacchificio sia stata interrotta: una zona in via di sviluppo come questa non può tollerare la permanenza di un sito così fatiscente e pericoloso". "Sono oltre 30 anni - fa notare Ennio Fortuna - che l'ex tabacchificio versa in queste condizioni, con l'eternit e i topi e gli accampamenti abusivi. Noi tutti ci chiediamo: ma la soprintendenza ha avuto 30 anni per porre questo benedetto vincolo e magari per recuperare la struttura come bene di archeologia industriale, perché non lo ha fatto?". Sul fatto che per decenni nulla è stato fatto, neanche tamponare i pericoli ambientali, decoro a parte, interviene anche Daniela Fonti, che lavora nella panetteria a pochi metri dal complesso. "Qui ho visto di tutto - spiega - dai ratti ai serpenti, un degrado assurdo. I lavori di demolizione sono stati salutati come una liberazione. Adesso la beffa". Un punto segnato a favore per le associazioni ambientaliste che si erano battute per tutelare il "reperto di archeologia industriale" o comunque "etno-antropologico". Ha sortito effetti positivi (per le associazioni medesime, s'intende) la richiesta di vincolo legge 10891939 inviata alla soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell'Umbria e segnatamente alla soprintendente Anna Di Bene da parte del presidente dell'associazione ecomuseo del fiume e della torre, Claudio Giacometti, dell'associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale presieduta da Renato Covino e dal Wwf dell'Umbria Alessandro Antonini