Senatrice del Pdl Caro direttore, ho avuto la fortuna, quando alla Rai curavo l'«Almanacco del giorno dopo», di visitare Pompei con il grande archeologo Sabatino Moscati. Erano giorni di passaggio di consegne tra i sovrintendenti Conticello e Guzzo. Pompei era ben tenuta ed erano appena restaurati gli affreschi sui culti misterici della casa di Menandro. Due anni fa, una serie di articoli del Corriere del Mezzogiorno che ne denunciavano il degrado mi ha spinto a tornarvi. Cocente delusione: ovunque sporcizia, polvere, erbacce, abbandono. Secondo Giovanni Urbani, prima esigenza ed emergenza per i beni culturali è la conservazione. Ma a Pompei, scrive la Corte dei conti, non vi era emergenza. Le tessere di un mosaico sparse sul pavimento, per i giudici non rappresentano un'emergenza. Una finestra dalla quale entra acqua piovana, cancellando affreschi, neppure. Le costruzioni fatiscenti, in un luogo visitato ogni anno da due milioni e mezzo di persone, non costituiscono pericolo, e neppure le erbacce che sgretolano muri e intonaci. Nessun problema per gli affreschi coperti da strati di polvere ed esposti alle intemperie. Ma le case, anche quelle in cui abitiamo, hanno bisogno di coperture e grondaie per conservarsi: figurarsi le case di una città antica di duemila anni. Non c'era dunque, due anni fa, l'urgenza di salvare un sito archeologico tra i più celebri del mondo? Sì, dico io, c'erano necessità e urgenza. La sovrintendenza Guzzo aveva accumulato nelle sue casse 100 milioni di euro, senza provvedere adeguatamente in 15 anni a conservazione e tutela, e ha restituito al tesoro 70 milioni non spesi. Due anni dopo, il grande teatro è restaurato, sono messe in sicurezza case, ricostituiti giardini, ricomposti mosaici, gli affreschi ripuliti e tutelati da piogge e polvere con lastre di plexiglass, indicazioni di strade, luoghi e storie delle domus. Ai quadrivi antiche fontanelle sono state rimesse in funzione; ci sono 14 toilette che non esistevano prima, sparse nei 21 ettari degli Scavi per le «emergenze» dei turisti, che per anni non hanno potuto usufruire del pronto soccorso, ora riaperto. Ai commissari Renato Profili e Marcello Fiori si deve, oltre alla salvaguardia della salute di milioni di persone, quella dei reperti, prima mal custoditi e ora sotto l'occhio attento della videosorveglianza satellitare. Vorrei segnalare alla Corte dei conti, per la quale nutro il massimo rispetto, al di là delle valutazioni sui beni culturali, che il commissariamento ha prodotto 450 mila euro l'anno per l'affitto del punto di ristoro: la precedente gestione da vent'anni non pagava un soldo. L'aumento dei visitatori ha prodotto un incremento di entrate. Dulcis in fundo, imansueti cani randagi di Pompei, ora forniti di nome, collare e microchip, sono diventati, come la città che abitano, patrimonio dell'umanità.