Domani il ministro Moratti presenta alla Confindustria il programma nazionale triennale del settore: fra i punti di forza i Centri di eccellenza Sconti fiscali per attrarre capitali privati. E nella Finanziaria un 14 per cento in più di fondi ROMA - La posta in gioco è alta. Far tornare i "cervelli" che stanno all'estero, arginare la fuga dei giovani scienziati e recuperare il ritardo che ha scavato un solco tra noi e l'Europa. L'Italia è ad un bivio. E non ha molto tempo per decidere. Investire nella ricerca per mantenere, e poi per accrescere, gli standard attuali. Il rischio, se il divario tra noi e l'Ue aumenta, è la perdita di competitività e, in prospettiva, l'uscita dal mercato. Enti, università e industrie sono i tre soggetti in campo. Il problema sono i soldi. «Gli investimenti attuali sono insufficienti», il Governo lo ammette. E lo scrive nero su bianco nel piano che domani il ministro Letizia Moratti presenterà al tavolo della Confindustria. A pagina 7 dell'attesissimo documento, intitolato "Programma nazionale per la ricerca 2004-2006", si legge: «Alle criticità strutturali del sistema economico europeo ed italiano si aggiungono i bassi investimenti e l'insufficiente attenzione per la ricerca e l'innovazione. Nel 2000 l'America ha investito in questo settore 288 miliardi di euro, contro i 164 dei Quindici e i 154 del Giappone». Se in quel passaggio siamo accomunati all'Europa, a pagina 8, in modo più esplicito si affonda il dito nella piaga: «In Italia - altra citazione testuale del documento - la carenza negli investimenti, unita per molto tempo allo scarso apprezzamento da parte della classe politica, e del mondo produttivo, è documentata da dieci anni di continua caduta degli investimenti: passati dall'1,30 del Pil nel 1990 all'1,07 nel 2001. Unico caso tra i Paesi industrializzati». Dunque, il primo atto è il riconoscimento delle responsabilità politiche. Un mea culpa che fa da premessa al piano che, almeno nelle intenzioni, promette «rilancio» e «investimenti». In che modo, se non ci sono i fondi? Il governo decide di andare a caccia di sponsor e di puntare sui Centri di eccellenza. Attualmente la maggior parte degli stanziamenti viene dal bilancio pubblico. L'idea è di colmare lo squilibrio. Per attrarre i capitali privati si prospettano «nuove misure fiscali», con forme di detassazione, di credito d'imposta o finanziamenti agevolati. Ecco i dati dello "squilibrio": «La percentuale del finanziamento pubblico italiano sul totale delle spese di ricerca risulta del 50,8 (il dato è del '99), mentre nell'Europa dei 15 è del 34,4, negli Usa del 27,8 e in Giappone del 18,5 (quest'ultimo dato è del 2001). Il rapporto è il più alto tra tutti i paesi industrializzati, siamo preceduti solo dal Portogallo, con il 61 di finanziamento a carico dello Stato». Però, se ai privati andranno agevolazioni, chi controllerà sull'impiego dei soldi? Neppure una parola su questo. La Finanziaria è alle porte. E in questa situazione, con i ricercatori in rivolta, i rettori che minacciano di bloccare al didattica e un quadro del Paese non proprio esaltante, uno sforzo va fatto. Vediamo, oltre agli incentivi, quali «azioni» ha programmato il governo. Nuove politiche, sostegno dei «Centri di eccellenza», «graduale innalzamento della spesa», «collaborazione pubblico-privato», «concentrazione settori strategici», «pluralità di fonti di finanziamento» e «valutazione». Ma anche: «Capitale umano», «Mezzogiorno» e «non profit». L'impegno più immediato è «l'aumento del 14 degli investimenti» con la manovra economica prima di Natale. Non solo. Ci sono gli obiettivi condivisi nell'incontro di Lisbona e allora ecco «il 3 di aumento rispetto al Pil entro il 2.010». Il ministro Moratti, che ha lavorato al piano in accordo con il ministero del Lavoro, parla anche di «400mila nuovi posti l'anno», a partire dal 2010, che si creerebbero per effetto delle misure previste. Sogni che resteranno nel cassetto? L'Italia si augura di no. Una cosa è certa, ai ricercatori lo «spirito industriale» che dovrebbe animarli non piace. E non piace la «vaghezza» che, a loro giudizio, è intrinseca al piano, che «ha il sapore di un'esposizione accademica». Eppoi, su quali basi verranno stabilite le «eccellenze»? Uno dei mali endemici della ricerca sembra proprio quello degli «orticelli» e delle «nicchie», protette da un sistema di potentati.
Ricerca in crisi, il governo a caccia di sponsor
Il ministro Moratti presenterà il programma nazionale triennale del settore alla Confindustria. Il programma prevede misure fiscali per attrarre capitali privati e investimenti nella ricerca. Il governo riconosce le responsabilità politiche per la carenza di investimenti nella ricerca e promette rilancio e investimenti. Il piano prevede nuove politiche, sostegno ai Centri di eccellenza, graduale innalzamento della spesa e collaborazione pubblico-privato. Il governo promette un aumento del 14% degli investimenti con la manovra economica prima di Natale e obiettivi condivisi con l'Unione Europea. Il piano prevede anche la creazione di 400mila nuovi posti l'anno a partire dal 2010.
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