Il viaggio nell'area marina protetta NAPOLI «Avete per caso incrociato uno scaldabagno?» Mancano pochi minuti alle tredici quando l'imbarcazione della capitaneria di porto si accosta al gommone dell'area marina protetta di Punta Campanella, all'altezza dell'ingresso del porto di Sorrento. Reduce, quest'ultima, da una mattinata di perlustrazione fin oltre Nerano. «Ci hanno segnalato che galleggiava stamane intorno alle sei e trenta al largo di villa Lauro», proseguono gli uomini della Guardia Costiera, «e lo stiamo cercando perché è un pericolo per la navigazione». Scaldabagni, il pilota del gommone Nicola Guida e l'equipaggio composto da Raffaele Di Palma e Domenico Sgambati, non ne hanno incrociati. In compenso, hanno raccolto una tanica in plastica, un pezzo di legno e hanno visto un mare verdastro e sporco al largo dei bagni della Regina Giovanna, davanti alla spiaggia di Puolo e a Massalubrense. Acqua oleosa. In prossimità di Punta Campanella, come d'incanto, uno scenario diverso: blu cobalto nella baia di Ieranto, a Nerano, davanti agli isolotti de Li Galli e in prossimità di Isca, la roccia di proprietà di Luca De Filippo. Quella dove il figlio di Eduardo avrebbe realizzato lavori abusivi di ristrutturazione del solaio di una villa di sua proprietà, secondo la versione della polizia di Sorrento e della Capitaneria di Porto, contraddetta peraltro dal regista e attore teatrale. Sono passate da poco le dieci di mattina quando il gommone si stacca dal molo di Sorrento. Cielo leggermente coperto, ancora poche imbarcazioni in navigazione. All'orizzonte, dopo pochi minuti, ecco lo scoglio del Vervece. È una delle due aree della riserva marina a protezione integrale. L'altra è quella che circonda lo scoglio di Vetara e la secca a ponente degli isolotti Li Galli. Zone A. In complesso, 181 ettari su 1.539 dell'area marina. Settecentoventi metri di linea di costa, su complessivi 31.433 del parco marino. Al Vervece e a Vetara sono vietati l'accesso, la navigazione, la sosta di navi e natanti di qualsiasi genere, a eccezione di quelli autorizzati dall'ente gestore per motivi di servizio e di studio; la balneazione; la pesca professionale e sportiva; le immersioni subacquee non autorizzate. Massa Lubrense Nella foto, il battello dell'Arpac che effettua prelievi d'acqua Divieti che non piacciono a chi vorrebbe sfrecciare ovunque e non tollera limitazioni. «Eppure dice Sgambati che conosce molto bene questi fondali da quando è stata istituita la riserva integrale c'è stato un formidabile ripopolamento di pesci. Adesso lì sotto nuotano cernie e ricciole che erano praticamente scomparse». Rotta verso sud, in lontananza si scorge lo stabilimento balneare i cui gestori, lo scorso anno, furono denunciati perché scaricavano i liquami direttamente a mare. All'estremo meridionale della cala di Mitigliano ecco una delle zone B, a riserva generale dell'area protetta: tratti di mare nei quali sono vietati la navigazione amotore, le immersioni subacquee, l'ancoraggio libero, la pesca subacquea e la pesca sportiva, la pesca professionale non autorizzata dall'ente gestore. Ci si può fare il bagno. Sono in tutto tre, due delle quali servite da corridoi per i natanti. In totale: 674 ettari su 1.539; 15.531 metri di linea di costa. Doppiata Punta Campanella: Ieranto. Proprio qui, giusto una settimana fa, danzava un branco di almeno cinquanta delfini. Un gruppo di sub si immerge sotto la supervisione dei titolari di una scuola di diving autorizzata. Sulla spiaggetta bagnanti in un mare cristallino. Oltre, ecco Nerano. Megayacht in rada, barche che fanno la spola tra la spiaggia e le imbarcazione ancorate al largo, un mare che, a dispetto di tutto, pare ancora bellissimo. Parco naturale dal 1997. Il decreto del ministero Il 12 dicembre 1997, il ministero dell'Ambiente decretava l'istituzione dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella. Questo importante passaggio istituzionale riconosce il valore naturalistico, paesaggistico e storica dell'area e la sottopone a tutela, pur nel rispetto delle attività economiche tradizionali. L'Area Marina Protetta interessa la fascia costiera dei comuni di Massa Lubrense, Piano di Sorrento, Positano, Sant'Agnello, Sorrento e Vico Equense. L'istituzione ha tra i suoi fini principali la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona, la divulgazione della conoscenza degli ambienti marini e costieri, nonché la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la vocazione naturalistico-paesaggistica dell'area. Al fine di perseguire nel modo migliore gli scopi prefissi, l'Area Marina Protetta è suddivisa in 3 zone: - A: riserva integrale; - B: riserva generale; - C: riserva parziale. La zonazione modula in maniera elastica e funzionale l'insieme dei divieti e delle attività consentite.