La Sat nel Lazio è già tornata al percorso adagiato sull'attuale Aurelia: «Ora possiamo farlo anche in Maremma» Cambio di rotta sull'autostrada tirrenica, dopo la presentazione del progetto di impatto ambientale elaborato dalla Sat - Società autostrada tirrenica - sui 15 km che da Tarquinia vanno a Civitavecchia. La modifica al tracciato laziale, presentato nel corso di un dibattito all'agriturismo L'Origlio nell'ambito di Festambiente, prevede la sovrapposizione dell'Autostrada sulla sede della Statale Aurelia. Al contrario, nel precedente disegno preliminare, ne veniva previsto un distacco, oltre alla sua costruzione accanto alla ferrovia e come variante all'interno, circostanza non individuata dal nuovo progetto della società che non ne prevede l'affiancamento alla Ss1. «Sat ha proposto questa soluzione che è stata condivisa nel Lazio da comuni e province perchè consente di ridurre i costi - afferma Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente - e siamo d'accordo, perchè comporterebbe un semplice allargamento dell'Aurelia fino a diventare autostrada, con solo alcuni interventi di ricucitura della viabilità locale per consentirne maggiore sicurezza e miglior circolazione». Il progetto introduce anche un sistema di pedaggio flessibile, identico a quello già presente nel tratto fino a Rosignano, con barriere dopo circa 40-50 chilometri con svincoli moderni dotati di telepass e privi di caselli e barriere. «Questo perchè vogliamo assicurare la gratuità del pedaggio a chi risiede nella zona almeno per alcuni chilometri - continua il responsabile - mentre sarebbe costretto a pagare solo chi viaggia nei percorsi a lunga distanza. Siamo convinti che l'adeguamento del tratto laziale serva anche per la Toscana e, per questo, credo sia giusto aprire un confronto per evitare uno scempio ambientale, tenendo presente l'obiettivo dei minori costi, che vogliamo raggiungere». I tratti riportati sul progetto sono quattro: innesto autostrada da Civitavecchia fino alla nuova autostrada Aurelia, svincolo superstrada per Viterbo, soluzione a Tarquinia ed infine quello che porta al confine con Montalto. «Il progetto preliminare del 2005 va completamente ripensato. Chiediamo alla regione Toscana, finora restìa nel rimetterlo in discussione, di confrontarsi con questo nuovo approccio di Sat e con Comuni e Provincia - termina Zanchini - in modo che questi cambiamenti possano essere considerati». Legambiente ha illustrato, in seguito un suo studio di fattibilità dell'autostrada nella parte sud della provincia di Grosseto. I punti critici riguardano soprattutto i collegamenti tra Orbetello e Fonteblanda, la fattoria del Collecchio ed il Parco della Maremma, oltre a Capalbio che con questo modello di infrastruttura attraverserebbe numerose aziende biologiche che rischierebbero di scomparire. «Rischierebbero di perdere circa centinaia di posti di lavoro e seicento ettari di terreno, con danni rilevanti per l'agricoltura e l'economia locale - dice Angelo Gentili, membro della Segreteria nazionale di Legambiente - al contrario noi sosteniamo che, in un mondo globalizzato come quello attuale, Grosseto non possa essere il crocevia della politica dei trasporti». Il presidente ammette: speriamo di salvare le aziende agricole Marras difende il progetto «Necessario per il territorio» GROSSETO. «Il corridoio tirrenico è un'infrastruttura necessaria che non può essere rimessa in discussione. L'interesse come istituzione è che sia realizzata presto e con soluzioni tecniche di qualità, che tutelino il paesaggio e riducano al minimo l'impatto ambientale. Considerate le tante voci che circolano, mi chiedo quanto sia reale, e se esita, un interesse del governo a impegnarsi con serietà affinché si proceda speditamente e dando ogni garanzia rispetto alla sicurezza di chi utilizza l'attuale Aurelia». È ricorso a questa domanda retorica, Leonardo Marras, presidente della Provincia, per sollevare il dubbio sulle coincidenze d'interessi tra chi vuole risparmiare risorse e chi sposa questa ipotesi sostenendo che sarebbe la soluzione migliore in termini ambientali. «Trovo difficile che spendendo meno si possa fare meglio». I nodi da sciogliere sono diversi. Marras sostiene che «è semplicistico introdurre automatismi tra il nuovo tracciato del Lazio a quello della parte sud della Toscana, per le differenze paesistiche e ambientali. Le scelte fatte in Toscana hanno avuto un lungo iter di valutazione e comparazione. Dopodiché con la progettazione esecutiva è possibile trovare soluzioni per non danneggiare le aziende agricole comprese nel tratto da Fonteblanda ad Ansedonia». La posizione della Provincia è sempre la stessa. «Non abbiamo ricevuto ufficiali su ipotesi di nuovi tracciati. Insieme all'impatto ambientale bisogna tenere conto quello sociale, perché lungo il tratto a sud di Grosseto ci sono circa 480 accessi a raso dell'Aurelia. E questo ha comportato un notevole sforzo progettuale anche per garantire la viabilità complanare al corridoio tirrenico e i collegamenti ad esso trasversali. Tenere insieme tutela paesistica e ambientale, standard di sicurezza e qualità delle opere sarà complicato, ma non è impossibile. Aggiustamenti sotto il profilo della progettazione sono possibili e auspicabili». (s.f.)