Da settembre, a Napoli, Damien Hirst potrà essere visitato solo di mattina: dalle 10 alle 14, tutti i giorni escluso il martedì. Appuntamenti serali addio per risparmiare. Non è una nuova provocazione dell'artista inglese, ma un'iniziativa del Madre, il museo napoletano d'arte contemporanea che dell'ex young british artist vanta alcune opere in collezione. L'ultima - il tavolo ospedaliero di When Logics die del 1999 - è arrivata in comodato d'uso solo la scorsa settimana. Con Hirst, infatti, il direttore Eduardo Cicelyn ha un ottimo rapporto. Con la Regione Campania, dopo la fine della giunta Bassolino, no. Nonostante il milione di euro appena stanziato per coprire le spese da qui alla fine dell'anno. «Finora non è arrivato nemmeno un centesimo. Nessuno sta pagando le bollette. Ma anche se il milione promesso arrivasse adesso, non riusciremmo comunque a far fronte a tutte le spese», dice Cicelyn. «La società che gestisce i servizi (la Scabec: 51 regionale e 49 di privati) ci ha invitato a valutare intanto una riduzione dei costi. Per questo, dal 9 settembre, potremo rimanere aperti per quattro ore al giorno: 22 settimanali, invece di 72. Il Madre costa ogni anno 2,7 milioni di euro. La Regione ha un debito con noi di quasi 8 milioni di euro. Rischiamo la chiusura». Il Madre, va detto, non è l'unico creditore della Regione Campania in questo momento. Visto dall'assessorato regionale alla Cultura, il futuro del museo appare meno grigio: «La vicenda Madre per noi è risolta. Ci siamo messi d'accordo per la cifra di un milione di euro, utile per coprire le spese fino al 31 dicembre. A ottobre ci incontreremo con la Fondazione Donnaregina e la Scabec per discutere i fondi da stanziare per il 2011. Mai nessuno si sognerebbe di chiudere il Madre.» Prima il museo beneficiava di finanziamenti regionali senza che si studiasse in anticipo il rapporto tra costi e benefici ricavati. Oggi non può essere pi così. Sosterremo il Madre per sempre, ma nella misura li cui possiamo. E dobbiamo avere chiari i suoi obiettivi». E per il futuro la Regione non esclude la possibilità di aprire ai privati: «È ipotizzabile che una realtà come quella del museo d'arte contemporanea un domani guardi ai finanziamenti esterni, magari internazionali. Anche il festival di Ravello, tanto per rimanere a un esempio della Campania, si è aperto ai privati». Dello stesso avviso, ma ppiù tranchant, Vittorio Sgarbi: «l'arte contemporanea è un business che non interessa al popolo, non va finanziato coi soldi pubblici». Ribatte il direttore del Madre: «La gestione dei privati? Deve essere comunque regolamentata dalla politica». Intanto, da settembre, l'Hirst napoletano riceverà fino a ore pasti.