Gli scavi di Pompei non sono certo un evento da Protezione civile. La Corte dei conti contesta la decisione del governo di porre gli scavi sotto la tutela della Protezione civile chiamando anche in causa, in una delibera del Cipe, il pericolo-Vesuvio. Ma dal dipartimento guidato da Guido Bertolaso replicano: abbiamo «operato nel pieno rispetto della legge». Del resto come ha riconosciuto la stessa Corte dei conti. La magistratura contabile interviene sull'argomento con una delibera nella quale ribadisce i propri dubbi sulla considerazione di alcuni atti come attinenti ad una calamità. Anche se alla fine alza le mani perché parecchie di quelle delibere sono ormai in esecuzione. Il governo però ha sempre difeso la scelta di sottoporre li scavi alle delibere della Protezione civile, che possono derogare dalle leggi ordinarie, chiamando in causa addirittura la pericolosità del Vesuvio, «vulcano ancora atti vo». Ma la Protezione civile interviene: «davvero non si comprende come, a fronte di una deliberazione della suprema magistratura contabile che di fatto riconosce la piena correttezza e applicazione della normativa da parte della Protezione civile nazionale nella gestione dell'emergenza relativa all'area archeologica di Pompei sottolinea il dipartimento ci si trovi, ancora una volta, a dover vedere messa in cattiva luce l'attività del dipartimento della Protezione civile. Come troppo spesso accade la fumosità prevale sul rispetto dei fatti. E il fatto, a nostro avviso, è che la Corte dei conti ha deliberato riconoscendo la legittimità dell'operato della Protezione civile. Operato che ha peraltro consentito nello scorso mese di giugno di chiudere, in anticipo rispetto ai tempi previsti, lo stato d'emergenza relativo all'area archeologica di Pompei». Insomma le osservazioni «andrebbero forse indirizzate ad altri organi dello Stato, cui compete l'attività legislativa». La Corte dei conti già in passato era intervenuta più volte per contestare la decisione di escludere dalle normali procedure di controllo eventi che poco hanno a che fare con le grandi calamità. Fu il caso per esempio della Vuitton Cup, considerata grande evento e per questo esclusa dai controlli preventivi.
POMPEI - La protezione civile non serve a Pompei.
La Corte dei conti ha contestato la decisione del governo di porre gli scavi di Pompei sotto la tutela della Protezione civile. Il governo ha difeso la scelta, affermando di aver operato nel pieno rispetto della legge. La Protezione civile ha replicato, sottolineando che la Corte dei conti ha riconosciuto la legittimità dell'operato. La magistratura contabile ha ribadito i propri dubbi sulla considerazione di alcuni atti come attinenti ad una calamità. Il governo ha sempre difeso la scelta di sottoporre gli scavi alle delibere della Protezione civile, che possono derogare dalle leggi ordinarie.
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