«Sfidare il British Museum con il nuovo Museo Egizio, istituire la «Fondazione Venaria Reale» quale esempio per le altre residenze sabaude, trovare risorse per acquisire con la Regione la «Palazzina di Caccia di Stupinigi», rilanciare il recupero del secentesco quartiere della «Cavallerizza», con un occhio attento alla valorizzazione scrupolosa dei beni e l'altro rivolto alle occasioni che offrono cinema, multimedialità e animazione storica, al fine di farne strumenti di cultura, impiego e sviluppo turistico per il Piemonte. Sono gli obiettivi strategici di Mario Turetta, classe 1958, di Alpignano. Il ministro Giuliano Urbani l'ha nominato direttore regionale ai Beni culturali. Subentra al soprintendente regionale Lino Malara, ma ha responsabilità più ampie: «Il compito di un soprintendente - spiega - è di occuparsi di tutela dei Beni culturali e di ricerca scientifica. Io invece devo essere mediatore delle politiche di governo del territorio di Stato, Regione ed enti locali». E' un ruolo nuovo. Turetta, figlio di una sarta e di un piccolo imprenditore edile d'origine padovana, ha imparato in famiglia ad apprezzare «attivismo ed efficienza». Li pretende da sé e dagli altri. Ha conosciuto Urbani quando era segretario della Fondazione Rosselli di Torino e l'ha poi seguito a Roma, dal 1994 al Ministero della Funzione Pubblica e ora a quello dei Beni Culturali. Conosce bene i palazzi romani e le loro dinamiche: «Dei piemontesi hanno rispetto - assicura - ci chiamano "i sabaudi", termine che evoca correttezza, puntualità e professionalità». Sono valori premianti per Roma? «Certo lo sono per Urbani e per me. Di fatto nel prossimo triennio il Piemonte sarà la terza regione, dopo Lazio e Toscana, a poter disporre di più risorse per i beni culturali. Si tratta di oltre 40 milioni di euro, solo per quanto riguarda i fondi provenienti dal gioco del lotto». Quali invece i primi impegni? «Il Museo Egizio. Il 6 ottobre nascerà la sua Fondazione. Dovrà attivare le più alte competenze professionali per rendere più leggibili le collezioni del Museo. All'Egizio finora è mancata capacità di rinnovarsi. La semplice esposizione dei suoi tesori non basta. Bisogna renderli intelleggibili al pubblico. Il British Museum lo fa e lo fa il Louvre, senza timore per la multimedialità e lo spettacolo virtuale». Identico approccio si avrà per la Reggia di Venaria? «Il progetto del Presidente Enzo Ghigo, che vuole farne lo scenario interattivo della vita delle corti europee d'epoca barocca, è condiviso dal Ministero. Tanto che verrà approfondito con gare internazionali, che definiscano nei dettagli le opere necessario. Alla gestione della residenza e del parco della Mandria provvedere la "Fondazione Venaria Reale"». Quando verrà costituita? «La discussione è ancora aperta. Si deve decidere se affidare o meno alla Fondazione anche le altre dimore sabaude». Che cosa ne pensa Turetta? «Il buon senso mi farebbe incominciare per gradi. Venaria è un sito ritrovato. Le altre regge già funzionano. Si potrebbe istituire prima il gestore per la sola Venaria, inserendola in un circuito turistico condiviso con le altre residenze. In seguito si potranno inserire nella Fondazione le regge di Agliè e Racconigi, seguite poco alla volta dalle rimanenti. Sarebbe bello anche acquisire con la Regione la Palazzina di Caccia di Stupinigi, ma per ora non sono chiari i costi». Ci sono le risorse? «Sono misurate, ma basteranno, se sapremo coinvolgere i privati come si farà con il Museo Egizio». Per fare che cosa? «Credo nell'animazione di ricostruzione storica, nella multimedialità e nel cinema. Potranno essere nostri alleati per coinvolgere il pubblico in eventi che lo rendano partecipe della nostra storia. Voglio promuovere maggiori sinergie con la Film Commission. Lo sceneggiato "Elisa di Rivombrosa", pur con i suoi limiti storici, ha fatto della Reggia di Agliè una meta culto». C'è un pensiero anche per il secentesco quartiere della «Cavallerizza» di Torino. «L'ho ammirato con Urbani l'altra sera dalla Mole Antoneliana e abbiamo convenuto che ha un alto potenziale turistico. Bisogna concludere il discorso della sua valorizzazione». E' un percorso che finora è stato segnato da tante difficoltà burocratiche. «Non importa - dice Turetta - ho lasciato Roma per Torino perché sta vivendo una trasformazione che merita vivere con passione, da protagonisti».
L'Egizio sfiderà British e Louvre
Mario Turetta, classe 1958, è stato nominato direttore regionale ai Beni culturali del Piemonte. Ha iniziato la sua carriera come segretario della Fondazione Rosselli di Torino e ha lavorato al Ministero della Funzione Pubblica e poi al Ministero dei Beni Culturali. È stato nominato dal ministro Giuliano Urbani. Il suo compito è quello di mediatore delle politiche di governo del territorio di Stato, Regione ed enti locali. Ha un ruolo nuovo rispetto al soprintendente regionale Lino Malara. Turetta vuole valorizzare i beni culturali del Piemonte, come il Museo Egizio, la Reggia di Venaria e il quartiere della Cavallerizza.
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