La Corte dei Conti boccia la nomina di Sgarbi a soprintendente del polo museale di Venezia. Il critico d'arte e polemista il 21 giugno si è insediato in laguna dietro nomina diretta del ministro per i beni culturali Bondi. Sollevando polemiche: perché c'erano validi candidati nel ministero, perché anni fa Sgarbi aveva subito una condanna per assenteismo con annessi 10 giorni di sospensione che hanno ritardato il suo ingresso negli uffici veneziani. Ora Cerasoli della Uil-beni culturali informa che i magistrati contabili hanno rispedito al mittente la nomina definendola «non comprensibile» e chiedono lumi sulla compatibilità con la carica di Salemi (in Sicilia, non proprio accanto alla città dei Dogi) ricoperta sempre da Sgarbi. Il ministro ha 30 giorni di tempo per rispondere ai rilievi della Corte. Rilievi piuttosto pesanti. Quando Bondi l'ha nominato Sgarbi era un funzionario in aspettativa del ministero senza qualifiche dirigenziali. Per legge unouna può diventare dirigente se ha «particolare e comprovata qualificazione professionale non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione», però qui sta il nocciolo. Il dicastero cercava già un soprintendente per i musei veneziani. Fabrizio Magani e Isabella Ballerini Lapi, due dirigenti con curricula robusti nel ministero, erano disponibili e avevano presentato la domanda. «Salvo validi motivi non palesati» scrivono dalla Corte, la pubblica amministrazione doveva tenerne debito conto. Non può ignorare i suoi funzionari. In sostanza, dicono i magistrati, mancavano i presupposti per nominare qualcuno che non fosse già dirigente dei Beni culturali. Per il ministero rilievi di questo genere sono nella «normalità del dialogo tra l'amministrazione e la Corte dei Conti». Insiste la Uil, la nomina non sta in piedi perché il critico fece domanda fuori tempo massimo a bando concluso. Varrà ricordare che la scelta di Sgarbi, scrissero in una lettera a Bondi cogliendo il pensiero di molti, associazioni culturali come l'Associazione Bianchi Bandinelli e il Comitato per la Bellezza, «suscita sgomento nella pubblica opinione e nella maggior parte dei funzionari del suo Ministero».