Ho letto con interesse la lettera dellavvocato Feynes pubblicata sul vostro giornale. Ne condivido solo in parte il senso, ma se intervengo nel dibattito intorno al Maggio non è certo per istinto polemico ma anzi, costruttivo. Frequento assiduamente il teatro da quasi 30 anni, e diversamente da altri però sono attento a ciò che succede non solo sul palcoscenico del Maggio ma anche intorno e dentro al teatro. La crisi non è solo finanziaria, ma anche di identità; la gestione di un teatro alcune volte mi appare svolta in modo sclerotizzato, linteresse è concentrato solo sulle risorse pubbliche e il resto non conta. Consideriamo che in molti, anche fra gli appassionati, si dimentica che un teatro con alcune centinaia di dipendenti costa. E molto. Sono costi però legati ad un valore umano di qualità molto alta. Al Maggio cè grande professionalità, anche se può sempre migliorare. Una programmazione che soddisfi gli spettatori, con direttori e cantanti di rilievo, ha un costo considerevole. E evidente come il «taglio» del Fus, per le politiche scellerate del governo, determini un corrispondente taglio dei costi di produzione artistica, che a sua volta causa una contrazione dei fondi pubblici connessi alla qualità e alla quantità della produzione. Un cane che si morde la coda. Chiunque ami la musica, sarebbe felice di avere sempre stagioni con i più grandi nomi. Oggi tutto questo non è più possibile. Lo sarà nella misura in cui vi siano sovrintendenti capaci di raccogliere sfide come il coinvolgimento dei privati in progetti capaci di creare sinergie, capaci di affrontare riduzioni di costi che non incidano sulla qualità delle stagioni, di offrire sempre nuovi e più efficienti servizi allo spettatore, di coinvolgere investitori istituzionali e società pubbliche, di fare sistema con la città. Credo che un buon sovrintendente debba avere ottime capacità di relazionarsi con gli altri, la prerogativa di saper ascoltare. E un pizzico di fantasia. Cose oggi molto rare! Ritengo infine che il nuovo teatro sia una incredibile opportunità per la città (perché non intitolarlo a Cherubini?). Mi augurerei che i fiorentini cogliessero questo come la loro sfida, si raccogliessero attorno ad un valore come il Teatro del Maggio, e facessero una gara virtuosa per contribuire anche finanziariamente alla sua vita. Non nego che vi siano anche delle cose che non vanno e che non mi piacciono. Però non mi sembra che il fare a gara nel dichiarare pubblicamente di non contribuire più alla Fondazione, porti a qualcosa di positivo, né che sia una protesta efficace contro qualcuno. Per essere veramente competitivo, il Teatro ha bisogno del sostegno di tutti, nessuno escluso, soprattutto di quelli che lo frequentano così spesso e dicono di amarlo. abbonato storico del Teatro Comunale
FIRENZE - Lasciare il Maggio non è la soluzione
Un abbonato storico del Teatro Comunale di Firenze ha scritto una lettera al giornale in cui esprime la sua opinione sulle difficoltà del teatro in questo momento. Secondo di lui, la crisi del teatro non è solo finanziaria, ma anche di identità. La gestione del teatro è spesso sclerotizzata e si concentra solo sulle risorse pubbliche, ignorando i costi umani associati al teatro. L'abbonato sostiene che la programmazione del teatro dovrebbe soddisfare gli spettatori e che il taglio dei fondi pubblici dovrebbe essere bilanciato con la riduzione dei costi di produzione artistica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo