Massimo Nicolini, interprete classico, talento emergente racconta la sua città: "Qui serve una scossa culturale" Il suo sogno non è debuttare sul palco del futuro teatro Galli ricostruito, ma contribuire a gestire «un teatro che Rimini aspetta da più di cinquantanni». E scappato dalla sua città per andare a fare lattore altrove, ma per Massimo Nicolini, Rimini continua a rimanere «il nido, la culla dove rifugiarsi». «E un parco giochi - sorride - , un posto dove si vive e cresce bene, però Rimini si meriterebbe di più, non rimanendo appiattita solo sul turismo, ma valorizzando le curiosità di un pubblico culturalmente anche molto ricettivo». A Rimini lo conoscono in pochi, ma Massimo Nicolini è un attore emergente, un talento del teatro che si sta affermando sulla scena nazionale. Alle recite classiche di Siracusa dove ha interpretato Ippolito a fianco di Elisabetta Pozzi nella «Fedra» di Euripide, è stato premiato dalla critica proprio come miglior attore emergente. Un riconoscimento ufficiale dopo gli elogi per il Teseo di «Edipo a Colono» della passata edizione. Riminese «doc nel dna», formatosi alla scuola Galante Garrone di Bologna, a 29 anni Nicolini ha lavorato con Albertazzi, Maurizio Donadoni, Vittorio Franceschi, Jurji Ferrini. Ora fa parte della compagnia del Teatro Stabile di Bolzano che in autunno porterà in scena «Il malato immaginario» di Molière con Paolo Bonacelli. Dopo lesperienza nel teatro greco siracusano, Nicolini è tornato a Rimini per il suo scampolo destate. «In riviera prima si fugge poi si torna perché qui ti senti protetto. E un modo per ricaricare le energie perché trovi tutte le occasioni per farti coccolare. Vai in spiaggia, preferibilmente in quelle poche libere rimaste, giochi a beach volley, trovi gli amici a bere una birra in piazzetta, ti fai una piadina a Covignano guardando la costa dallalto». E in queste «certezze» però che Nicolini vede anche i limiti della sua città. «Da riminese non rinnego nulla, ma devo riconoscere che la città è seduta, ferma su stessa. Questo non significa essere chiusi o tradizionalisti. Ma ci vorrebbe un segnale forte, una scossa». Da attore, Nicolini spera che il cambiamento possa venire dalla ricostruzione del teatro, sul cui progetto stanno litigando da anni con una scelta però che ora pare definita. «Il teatro Galli è una vera ferita dentro il centro antico, e ridare il teatro storico ai riminese sarebbe non solo la restituzione di una parte di storia, ma pure loccasione per trasformare la città in luogo di scambio e approdo delle grandi compagnie». Pur essendo un giovane abituato a girare le spiagge e i mari del mondo, Nicolini non ama grandi cambiamenti sul lungomare, oggetto di piani faraonici disegnati dalle grandi firme dellarchitettura e dellurbanistica. «Sento parlare dei progetti di rifare il lungomare con la possibilità di costruire alberghigrattacielo o piattaforme di ogni tipo. La zona mare può anche essere rimodernata, ma senza perdere lidentità o snaturare il tessuto». Come tutti i riminesi che dribblano le grandi folle, lestate di Nicolini si concentra fra il centro storico e gli spicchi di sabbia non colonizzata, vicino al porto, a San Giuliano o al Talassoterapico. Lunico neo è rappresentato dalla mancanza di stimoli culturali e spettacolari e sbotta: «Non ci si può limitare alla stagione degli Agostiniani».
RIMINI - "Rimini è un parco giochi appiattito spero rinasca col suo antico teatro"
Massimo Nicolini, attore emergente, racconta la sua città di Rimini. Lui e i riminesi sono orgogliosi della città, ma riconoscono anche i suoi limiti. Nicolini spera che il cambiamento possa venire dalla ricostruzione del teatro Galli, che è stata una ferita dentro il centro antico. La ricostruzione del teatro sarebbe un'opportunità per trasformare la città in luogo di scambio e approdo delle grandi compagnie. Nicolini ama la sua città, ma ritiene che non si meriterebbe di più. La città dovrebbe valorizzare le curiosità di un pubblico culturalmente ricettivo e non rimanere appiattita solo sul turismo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo