La ministra Letizia Moratti deve avere qualche problema con la storia dell'arte. Forse la considera puro décor o forse ha difficoltà di lettura quando si trova di fronte alle opere di artisti moderni o, peggio ancora, così «ostici» come i contemporanei. Perché mentre si accinge a cancellare ogni insegnamento di storia dell'arte dalle scuole superiori (tranne che nel liceo classico dove peraltro vengono dedicate pochissime ore alla materia) dall'altra parte si sta dando un gran da fare per togliere quell'inutile «specializzazione» anche dalle università italiane (in effetti, può essere d'aiuto alla Patrimonio spa e alle sue future svendite e cartolarizzazioni di monumenti vari e eventuali). Al suo posto, va bene un indirizzo più professionale, manageriale-aziendale, fonte di ben altro investimento statale sulla figura dello studioso: conservatore museale o sovritendente ai restauri. L'accorpamento in un'unica laurea «magistrale» naturalmente volatilizza gli approndimenti, le competenze, la libertà di ricerca (non necessariamente gli storici dell'arte debbono diventare tutti funzionari dei beni culturali) ma questo non rientra nelle prospettive di Letizia Moratti. Distruggere invece una «originalità» di un percorso di studi, appiattirlo entro confini prestabiliti, «controllati», sembra essere l'obiettivo primario. Al bando le fenomenologie, meglio poggiare i piedi su cose sicure, più governative. Ricercatori e professori si sono già mobilitati con una lettera ma, come scrive Enrico Crispolti sull'Unità di domenica, a rischio è l'autonomia di una disciplina, considerata un punto di eccellenza da tutti gli esperti mondiali e tra le più «gettonate» in ambito umanistico. Non esiste infatti soltanto l'ambito tecnologico quando si parla di storia dell'arte né tutela significa avere una schiera di funzionari con le medesime competenze circoscritte ma mantenere intatta la specializzazione in quella materia, tenere alta un'educazione all'immagine, in un mondo bombardato di icone televisive che pochi riescono a padroneggiare nei loro testi e sottotesti (e in molti subiscono passivamente), sarebbe una lezione di civiltà. Costruire una verità attraverso l'uso di un'immagine di fiction è pratica che molti artisti contemporanei conoscono bene ma è qualcosa che sapevano fare gli artisti più smaliziati del Rinascimento o del Neoclassicismo. A volte quella «storia dell'arte» ha prodotto contro-informazione, ha fornito un'altra versione dei fatti, estetici o di cronaca del momento. Altre, ha appoggiato con la sua iconografia le seduzioni del potere. Sempre però ha «alfabetizzato» lo sguardo, individuale e collettivo, perché una società che non sa più «vedere» - né comprendere - è destinata a una sorte povera e meschina.
UNIVERSITA' L'arte di Moratti
La ministra Letizia Moratti sta considerando di cancellare l'insegnamento di storia dell'arte nelle scuole superiori e di toglierla anche dalle università italiane. Questo potrebbe portare a una perdita di autonomia per la disciplina e a una riduzione della specializzazione in storia dell'arte. Alcuni esperti e ricercatori si sono mobilitati contro questa decisione, sottolineando l'importanza di mantenere l'autonomia della disciplina e di tutelarla. La storia dell'arte è considerata un punto di eccellenza in ambito umanistico e sarebbe una lezione di civiltà mantenere alta l'educazione all'immagine e la specializzazione in questa materia.
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