Che c'azzeccano gli Scavi di Pompei con i Grandi eventi o le calamità naturali? Perché sottoporli alla dichiarazione di 'stato di emergenza' (peraltro chiusa a giugno, in anticipo rispetto ai tempi previsti) che ha consentito alla Protezione civile di Guido Bertolaso di emettere atti e delibere senza passare per il controllo della Corte dei conti? E' proprio la magistratura contabile a sollevare interrogativi e perplessità in un documento pubblicato ieri. Non è la prima volta che la Corte dei conti prova a scardinare la prassi di escludere dalle normali procedure di controllo, vicende ed enti che poco hanno a che fare con le grandi calamità (in passato nel mirino finì il trofeo di vela Vuitton Cup). Ricordano i giudici contabili: "Il Dipartimento della protezione civile può svolgere non qualsiasi attività" ma "l'attività finalizzata alla tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri grandi eventi, che determinano situazioni di grande rischio". Secondo il governo, la scelta di sottoporre alle delibere della Protezione Civile il sito archeologico più visitato del Paese 1.055.096 presenze nei mesi da gennaio a giugno, più 12 rispetto al 2009 è dovuta anche alla pericolosità del Vesuvio. Comunque la Corte dei conti alza le braccia: "Di fatto tutti i provvedimenti di cui è stata chiesta (inutilmente) la trasmissione, hanno già compiutamente esaurita la propria attività". In una nota la Protezione civile replica sottolineando di "aver operato nel pieno rispetto della legge", come riconosciuto dagli stessi giudici contabili: "Non si comprende quindi perché ci si trovi, ancora una volta, a dover vedere messa in cattiva luce l'attività del dipartimento. Come troppo spesso accade, la fumosità prevale sul rispetto dei fatti".