Guerra alla bomboletta spray, giorno uno: ponte di Santa Trinita ore 13.20. Due tute bianche della «Ram», che sta per Restauro Artistico Monumentale, sono chine sotto il sole a spennellare gli imbrattamenti di ogni sorta e colore che campeggiano a bella vista sul lato sud del ponte. I due tecnici hanno appena iniziato la seconda tranche di «pulitura a scialbo critico» sulla pigna che guarda verso il liceo Ginori-Conti. Di lavoro ce n'è tanto: scritte, graffiti, disegni, adesivi. Un arcobaleno quasi. Uno di loro alza lo sguardo verso via Tornabuoni e vede dei ragazzi (si scoprirà poi che sono turisti francesi sui 20 anni) comodamente appollaiati con bottiglie in una mano e sigarette nell'altra sulla pigna a fianco, sempre sullo stesso versante. «Non si può stare lì, toglietevi. Noi siamo qui a pulire e voi già sporcate?». I ragazzi, hanno detto, non credevano «che ci fosse nulla di male». Fin dalla prima mattina le «pigne», le quattro piattaforme a picco sull'Arno, dette «pigne» erano state recintate con reti di plastica arancioni tipiche dei cantieri, in preparazione dei lavori di pulizia, e tubi Innocenti, per permettere agli addetti di scavalcare comodamente e in sicurezza il parapetto; un invito a nozze, però, per giovani in vena di (pericoloso) relax coi piedi penzoloni sull'Arno. Ma Ponte Santa Trinita è solo la punta dell'iceberg, l'inizio dell'operazione di ripulitura del centro dai graffiti. L'intervento sul ponte dell'Ammannati era in programma già a fine maggio; la pulitura però prima slittò di una settimana, poi si smarrì nei meandri della burocrazia, tra i permessi della soprintendenza e le decisioni del Comune che si è accollato tutte le spese. Un «duello», quello tra Palazzo Vecchio e la soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici (che tutela il ponte) è durata diverse settimane. L'argomento del lungo contendere era la scelta della tecnica di ripulitura da utilizzare. Quadrifoglio aveva fatto delle prove, aspettando il nulla osta della soprintendenza. Quattro tentativi in tutto, sempre considerati «non idonei» dalla soprintendenza. Originariamente era previsto che fosse la stessa azienda pubblica di servizi ambientali e pulizia a gestire i lavori, ma la soprintendenza ha richiesto l'intervento di personale super-specializzato e preparato. Dunque, la «Ram». A quel punto la Fabbrica di Palazzo Vecchio ha proposto di utilizzare la tecnica dello «scialbo critico» e la soprintendenza ha acconsentito. Si tratta di un metodo «raffinatissimo, assolutamente non aggressivo né invasivo» spiegano i due addetti che da ieri lavorano al ponte. Si attua mascherando le superfici imbrattate con una tempera reversibile con acqua che serve a proteggere la superficie della pietra. Il procedimento non è dei più semplici. È necessario innanzitutto individuare cromie simili a quelle della pietra circostante non coperta dalle scritte. Poi «occorre procedere a un "primer minerale" per far attaccare la nuova pittura, per non intaccare la pietra». I tecnici rimarranno sul ponte all'incirca una settimana anche se una nota di Palazzo Vecchio, sabato scorso, così recitava: «A meno di complicazioni (il lavoro) dovrebbe concludersi in due o tre giorni». Il risultato sarà, sempre per usare le parole dei due addetti della Ram, «che non vi accorgerete della differenza, se non per il fatto che spariranno i graffiti». Dopo le pigne si passerà alle spallette. E il ponte sarà pulito. Vandali permettendo