Mi corre l'obbligo di intervenire in relazione a quanto riportato sul vostro quotidiano, a firma del collega Donzella, al quale non è stato evidentemente sufficiente il chiarimento avuto in consiglio. Secondo lui le Commissioni Urbanistiche si occupano prevalentemente di varianti perchè "i regolamenti urbanistici rappresentano le norme giuridiche più eludibili e calpestabili". A parte la gravità dell'affermazione sull'eludibilità delle norme ed a parte il fatto che in un anno di legislatura le varianti viste in Commissione si contano sulle dita di una mano, a parte questo, Donzella lo sa o no che una variante è un atto perfettamente legittimo previsto dalla Legge e non un escamotage per aggirare la norma? Più volte ho sentito il collega Donzella lamentare la mancanza di un "Piano Strutturale" e preoccuparsi per il "consumo del territorio". Bene, lo vorrei rassicurare. Il Piano Strutturale c'è, è denominato "Piano Secchi"; c'è anche una variante, denominata "variante alla declassata". Noi ne rifaremo a breve uno nuovo: migliore, più moderno e ricco di maggiori tutele anche su aspetti precedentemente sottovalutati. Il consumo del territorio non esiste: il territorio casomai si trasforma attraverso anche l'attività dell'uomo che, in termini urbanistici, non è necessariamente da ricondurre alla formazione di nuove volumetrie. Questo Donzella lo sa bene perchè in quest'anno di Legislatura ha visto, come me in commissione, per lo più piani attuativi o di recupero di volumetrie esistenti, con loro sensibile diminuzione e si sarà senz'altro reso conto, anche attraverso la sua esperienza nella scorsa legislatura, delle possibilità di trasformazione del territorio, laddove avrà certamente notato in commissione interventi di riqualificazione di aree centrali con trasferimenti di volumetrie in zone dedicate. Sicuramente avrà anche percepito il fatto che il territorio sotto la Multiusala non è che si sia consumato, ha semplicemente subito una trasformazione; sicuramente questo glielo potranno confermare anche i suoi colleghi di opposizione. L'idea che mi sono fatto è che, nel dibattito, si ricorra troppo spesso agli slogan ed alle frasi precostituite, mentre necessiterebbe, in questa materia, un minimo di conoscenza specifica. Stefano Antonio Scali consigliere comunale Pdl Prato membro della IV commissione consiliare permanente PARCO PRATO Dopo la colata di cemento è tempo che arrivi il verde Su alcuni giornali è evidenziata la protesta di alcuni residenti di San Giusto che si lamentano della incuria di alcuni giardini pubblici adiacenti a Parco Prato. Facciamo un passo indietro: Quando la vecchia amministrazione Romagnoli approvò il centro commerciale Parco Prato con annessa multisala nel lontano luglio 2005 fecero uno storico comunicato stampa. In tale comunicato, dovendo giustificare ai propri elettori di sinistra un tale scempio, ebbero a dire: "non sarà solo un centro commerciale dove gli unici catalizzatori sono il denaro e la vendita, ma anche una struttura partecipata dai cittadini, integrata nel territorio, che darà nuove opportunità di aggregazione ai cittadini, otto ettari di area verde sportiva ed attrezzata e due coloniche a disposizione di tutti». Inaugurato il 16 novembre 2009 Parco Prato e annessa Multisala, già alla apertura doveva esibire i famigerato 8 ettari di area verde sportiva ed attrezzata e due coloniche a disposizione di tutti. Ma si sa, prima viene "il denaro e la vendita" e dopo "nuove opportunità di aggregazione ai cittadini". P urtroppo regna sempre la regola "avuta la grazia gabbato lo santo" e la colata di cemento che ha investito San Giusto ad oggi non è stata compensata con una adeguata riqualificazione di verde attrezzato. Ma il problema non è solo l'aumento di 8 ettari, ma anche la riduzione di quel poco di buono che di verde pubblico c'era a San Giusto. È di oggi infatti la notizia che addirittura nel costruire l'edificio di "Parco Prato" è stato dimezzato il vecchio giardino pubblico al villaggio che ora versa nel degrado più assoluto. Giorni addietro, l'assessore Caverni, alla richiesta di ampliamento di spazi commerciali presso la Multiplex, giustamente rispose che prima di chiedere nuovi ampliamenti si devono realizzare le opere relative al verde attrezzato, ma ad oggi sia Parco Prato che Multiplex, fanno orecchi da mercante e il territorio circostante assomiglia sempre di più ad un deserto urbano. Invitiamo la amministrazione comunale a insistere nella richiesta di vedere realizzato il verde pubblico attrezzato entro la primavera prossima (in modo che la città ne possa godere), ed urgentemente di ripristinare il decoro in quello che rimane del vecchio giardino pubblico del Villaggio in via Reggiana. Se a primavera non ci saranno miglioramenti noi di Giovani e Famiglia proporremo alla Coop di cambiare il nome da "Parco Prato" in "Cemento Prato"... Nicola Scialdone responsabile ambiente e territorio Lista Civica Giovani e Famiglia