unimmeritata, eccessiva condanna, da una città, usa a criticare le vere architetture mentre, disattenta, passa sotto colpevole silenzio i tanti pessimi e speculativi artefici delle sue anonime e degradate periferie. Perché due pesi così diversi? E siamo sicuri che il problema sia di cultura architettonica, che se cioè lavessimo realizzata in pietra forte e un po più asciutta nelle forme, sarebbe stata ben accolta? Non credo. Prima che architettonico, il problema è urbanistico: lerrore è averla voluta lì, in mezzo a uno spazio fluido, a nascondere un personaggio troppo importante - la Stazione. Lerrore è averla voluta troppo ingombrante e posta a barriera e non a filtro su via Valfonda. Poi il problema è sociale: oltre la tettoia, il resto non serve, è unopera priva di funzione che si deteriora e ha generato degrado sociale. Ma unopera senza funzione non è più architettura civile, diventa arredo o scenografia urbana e le scenografie si erigono e si cambiano con i gusti: per questo, trascorso il post-moderno storicista, niente poteva più salvare la pensilina. E allora giù, si abbatte. E errore di Toraldo? Io credo sia colpa di una città che fatica a ritrovare lintreccio fra cultura urbanistica, programmi sociali e cultura architettonica. E che raramente trova luoghi o processi per metterli alla prova, per dibattere sulla forma e gli usi dei suoi spazi urbani e sulla sua cultura architettonica, che non sia rimirarsi lombelico dei suoi monumenti passati. Se dubito che da questa vicenda si possa invertire un processo, vedo invece il germe di qualcosa di positivo: demolire. Se questa distruzione non sarà solo abile comunicazione, se non ammiccherà a unestetica urbana da Truman Show, da villettopoli del rimbecillimento collettivo imposto ormai dalle TV commerciali, potrebbe essere invece segno di tempi coraggiosi. In altre epoche, da Sisto V, al Barone Haussmann, a Giuseppe Poggi, grandi personaggi hanno demolito per trasformare la vecchia città in una nuova e più luminosa idea. Ecco, vorrei che quel coraggio si propagasse a demolire alcuni brutti tratti della nostra città, tirati su dopo gli anni '60, per ricostruirli nel segno della città bella e della nostra cultura architettonica, vorrei che tornasse a ragionare sulle forme dei luoghi urbani, invece che sui volumi, su un ricco intreccio di funzioni diverse e vitali e su tanto verde, insomma sui valori collettivi, non sugli interessi individuali. Demolire è un po come progettare, è distruzione creativa, e potrebbe dare nuovo impulso alla nostra città e alla sua cultura dellabitare. Il ricordo dellex vicesindaco. Nel 90 il via libera per i mondiali Ventura: decidemmo tutti insieme «Ricordo che fu una decisione collegiale». Era il 1990 quando la pensilina di Toraldo Di Francia venne inaugurata in pompa magna e Michele Ventura, oggi vicecapogruppo del Pd alla Camera, a quel tempo vicesindaco e assessore allurbanistica. Non fu lui a firmare le prime carte che dettero il via alla realizzazione della pensilina, che faceva parte del "pacchetto Mundial" assieme allo svincolo del Varlungo e alle due torri che dovevano contrassegnare il nuovo ingresso di Novoli. Fu un paio danni prima Stefano Bassi, oggi presidente della Lega delle Coop toscane, e allora assessore allurbanistica della giunta guidata, per volontà del Psi, dal musicologo Massimo Bogianckino. Lo stesso Bassi che si dimise subito dopo la telefonata di Occhetto, il 26 giugno 1989, e lo stop alloperazione Fiat-Fondiaria. Lasciando la delega dellurbanistica proprio a Ventura, vicesindaco prima con Bogianckino e poi, dopo le dimissioni del sindaco colpito da infarto, con Giorgio Morales nellultimo scorcio della legislatura: «Della pensilina mi aveva sempre colpito il continuo abbandono», dice oggi Ventura. (m.v.)
FIRENZE - un errore urbanistico e non architettonico
La pensilina di Toraldo Di Francia, inaugurata nel 1990, è stata criticata per essere un esempio di architettura inadeguata e per aver contribuito al degrado sociale della zona. L'autore sostiene che il problema non è solo architettonico, ma anche urbanistico e sociale. La pensilina è stata realizzata in un luogo strategico, a nascondere la Stazione, e non ha funzione sociale. L'autore crede che la città debba ritrovare l'intreccio fra cultura urbanistica, programmi sociali e cultura architettonica. La demolizione della pensilina potrebbe essere un segno di tempi coraggiosi e potrebbe dare nuovo impulso alla città.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo